DISINFORMAZIONE: Svezia come paese degli stupri e la bufala del “sex by surprise”

Per la prima volta in Italia si contesta come stupro l’atto di eiaculare dentro una donna contro il suo consenso.

La vicenda. Un uomo organizza un “incontro chiarificatore” con la sua ex. I due hanno un rapporto sessuale consensuale non protetto ma con “coito interrotto”, come stabilito da entrambi.  Però lui non rispetta i patti e oltre al fattaccio esclama: «Ora ti ho rovinata». Lei lo denuncia per stupro. Secondo la Cassazione, si tratta di un “atteggiamento prevaricatore di un soggetto che intendeva legare a sé la donna magari prospettandole il rischio di una gravidanza”.

Questa sentenza ricorda quanto è accaduto in Svezia nel 2010, dopo il caso Wikileaks. Nel 2010 l’autore dello scandalo Julian Assange finì al centro delle cronache anche perché l’uomo sarebbe stato denunciato in Svezia per stupro da due donne del posto, in un caso per essersi rifiutato di usare il preservativo e nell’altro per essersi rifiutato di fermare un rapporto consensuale dopo la rottura di questo.

A seguito della presunta vicenda, per la prima volta in tutto il mondo, si conobbe (con scalpore!) la nozione di sex by surprise, usata da Mark Stephens, l’avvocato inglese di Assange. Secondo il legale, in Svezia ci sarebbe una legge (cd. sex by surprise ) che perseguirebbe come stupratori gli uomini che non usano il profilattico o che hanno rapporti sessuali consensuali non protetti. La difesa di un “presunto stupratore” mette in luce sulla esistenza di una legge considerata assurda e misandrica (appellata per di più da una femminista radicale),  favorendo anche una disinformazione sui fatti e mettendo in secondo luogo perfino la tesi più accreditata del complotto contro l’autore di Wikileaks e reputandola quasi meno grave della presunta “dittatura femminista” della Svezia.

In realtà le cose stanno così? ( Secondo altre fonti, l’episodio non coinciderebbe a come riportato dalla stampa perchè Assange non fu denunciato per il presunto stupro ma per essersi rifiutato di controllarsi contro le MST dopo rapporti sessuali “rischiosi” e questo è reato in Svezia ma non di stupro – Leggi fonte). Al di là di come sono andate in realtà le cose (stupro o non stupro, complotto o meno), nel primo caso, non si può dare torto alla legislazione di un paese quale riconosce che il consenso del partner può venir meno in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo. Inoltre ciò è punito dappertutto (o dovrebbe esserlo), come è stato anche qui in Italia in una sentenza del 2013. Dunque anche nel caso in cui un uomo sfili il condom, non lo usi o eiaculi senza il consenso ( o col rifiuto) della donna. In secondo luogo, la legge svedese non punisce come reato il sesso consensuale senza profilattico.

Dopo questa vicenda è emerso anche il mito della Svezia come capitale degli stupri, malgrado il paese detenga il miglior indice di parità tra i sessi nel mondo tanto da essere definito “paese femminista” per eccellenza. Sulla base del numero prevalente di stupri, molti paesi (soprattutto i più maschilisti) ne hanno approfittato per parlare del fallimento del femminismo e/o per smentire l’attenzione della Svezia ai diritti femminili.
Per di più alcune figure politiche svedesi, come avviene anche qui in Italia, attribuiscono questo incremento degli stupri alla crescente immigrazione islamica.

image

Bufale un tanto al chilo ci spiega come mai il numero di denunce per stupro in Svezia è così alto:

Quindi, per esempio, se una donna va dalla polizia a dire che il partner ha abusato di lei ogni giorno in un anno, la polizia trascriverà ognuno di questi eventi come singola denuncia, magari più di 300. Negli altri paesi si tratterebbe di un singolo caso da denunciare, una sola vittima un solo tipo di crimine una sola denuncia.

Inoltre. Il blog riporta un articolo della BBC, il quale sottolinea che le denunce salgono dal 2005, spiega che prima di quell’anno in Svezia una persona sotto l’effetto di alcol o droghe che subiva un rapporto sessuale non veniva catalogata dalla legge come vittima di stupro. L’introduzione nel codice penale di reati “minori” in Svezia ha fatto sì che la polizia trascrivi più denunce, trattandole anche in maniera totalmente diversa. Perciò è normale che si veda un innalzarsi delle statistiche.

Il National Council for Crime Prevention stima che l’aumento così evidente degli abusi sessuali (e delle aggressioni domestiche ) sia dovuto anche e soprattutto ad una minore indifferenza verso questo tipo di reati che ha incoraggiato le vittime a sporgere denuncia contro questi.

A fronte dell’aumento preoccupante dei dati riguardanti le aggressioni è stato introdotto nel 1998 nel codice penale svedese una nuova simbolica nozione di reato, che lo tramuta in violenza di genere e punisce di più chi rappresenta la maggioranza degli autori. Il codice penale svedese recita:

“Se un uomo commette certi atti criminali (aggressione, minaccia, molestie sessuali, sfruttamento sessuale ecc.) contro una donna con cui egli è sposato o con la quale egli convive o ha convissuto, deve essere condannato per il reato generico di grave violazione dell’integrità femminile, anzichè per il singolo reato corrispondente all’atto criminoso.”

Dunque, il fatto che si tenga conto della grave violazione alla libertà femminile – e non come un singolo evento o un fatto privato – ha incoraggiato le donne a riconoscerla come violenza e di conseguenza a denunciarla.

Dopo la riforma del Codice penale svedese del 1/7/1998, sono intervenuti cambiamenti anche nel ruolo ricoperto dalle forze dell’ordine.
La cooperazione tra la polizia e i centri antiviolenza è molto importante soprattutto nell’ottica di garantire alle vittime protezione e fiducia.

Inoltre, sono stati fatti dei finanziamenti per programmi di training e formazione della polizia per fornire priorità assoluta nel contrasto della violenza sulle donne.
Una parte importante della formazione degli agenti è spesa nel fornire loro competenza per instaurare nella donna fiducia nella polizia, sia per favorirne la guarigione psicologica, sia per ottenere la sua cooperazione nelle indagini e decisive testimonianze nel corso dei processi, sia per farle comprendere che è creduta e che la sua situazione è presa molto seriamente. Fonte: Qui.

Dunque, non esistono capitali degli stupri, poichè la violenza sessuale è presente in ogni parte del mondo. Non esiste, quindi, una nazione più propensa a stuprare e per lo stesso motivo questo reato non può essere attribuibile esclusivamente ad immigrazioni di altre etnie (per di più pure senza prove), contrariamente da come sostengono teorie razziste.

Da considerare anche la percentuale maggiore e/o stimata di propensione alla denuncia da parte di uomini che hanno subìto una violenza a sfondo sessuale. Basti pensare all’attenzione della nazione per questo problema, che sarebbe impensabile in un’Italia “machista” piena di stereotipi di genere sulla mascolinità e sulla femminilità. Insomma, le denunce maschili in Svezia esistono ( e/o sono portate all’attenzione pubblica) e gli impedimenti culturali che spingono gli uomini a non denunciare sono affrontati (e contrastati) ormai allo stesso modo degli stupri subiti dalle donne.

image
Percentuale stupri denunciati in Eu

Sebbene la Svezia sia un paese molto attento ai diritti delle donne, il fenomeno dello stupro esiste come testimoniano le denunce, ma la sua frequenza sembra più elevata perché le denunce sono più alte. È chiaro quindi che non si può fare una classifica tra paesi diversi in base al numero di reati senza tenere conto che questo corrisponde sempre al numero di reati denunciati.

Soprattutto per quanto riguarda lo stupro che più di ogni altro reato è molto difficile da stimare in quanto si deve tenere conto della propensione delle donne ( bambin* e uomini) a denunciare. Questa varia da paese e paese e da tanti fattori come la percezione del reato o nozione di stupro che può variare in base alla cultura o leggi, che sono diverse in ogni paese.

image

Il progetto WomanStats, mostra una mappa che misura i paesi in base alle barriere sociali che una donna incontra nel denunciare uno stupro.

Secondo il rapporto, la Svezia sarebbe il paese dove le barriere culturali sono moderate…o almeno non sono considerate importanti da impedire alla vittima di denunciare. Oltre alla maggiore protezione dalla legge, anche una maggiore consapevolezza dei suoi diritti e/o una maggior educazione sessuale, mirata soprattutto alla parità dei sessi, hanno portato la donna svedese ad un’autodeterminazione sessuale tale da non indurla a tacere per sensi di colpa (buona parte dovuti alla “cultura dello stupro” interiorizzata) o a considerare lo stupro come un’azione legittima da parte di un uomo dovuta all’idea di un ruolo maschile e femminile stereotipati.

Dove si trova l’italia?
La legenda della cartina indica che nel nostro Paese le barriere culturali nel denunciare uno stupro sono intense (anche se non si corre il rischio di essere perseguite penalmente o per mano dei famigliari).
Questo significa che le donne di alcuni stati del sud Europa ( quali la Grecia e l’Italia), della Germania e alcuni stati dell’Europa dell’est avranno maggiori difficoltà a denunciare, anche a parità di reato, rispetto alle donne dei paesi in giallo o verde. Ciò significa anche che nei paesi “più rossi” è più diffuso un senso di colpevolizzazione della donna violentata da parte della società e questo scoraggia le denunce.

Secondo il Viminale, nella quasi totalità dei casi le donne italiane non denunciano una violenza maschile: punte del 96% in merito alle violenze subite da un non partner; picchi del 93% di omertà rispetto alle violenze di un partner. La percentuale delle violenze sessuali non denunciate si aggira intorno al 91,6% .

Malgrado il numero bassissimo di denunce, l’ISTAT nel 2004 rivelava che sono 652 mila le donne italiane che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. Più di sei milioni tra i 16 e i 70 anni hanno subìto una qualsiasi forma di violenza maschile, poche sono propense a denunciare.

Soffermiamoci sull’origine di queste difficoltà. Cosa spinge una donna italiana a non denunciare una violenza di genere? 

 il 28% delle donne non ha voluto denunciare per paura di essere giudicata o trattata negativamente;

il 22% non l’ha fatto a causa di sentimenti di vergogna e autocolpevolizzazione,

mentre il 17% ha giudicato il fatto non sufficientemente grave da essere denunciato;

la sfiducia da parte delle donne interviene come fattore nell’11% dei casi.

Addirittura, il 4% dei casi in cui la vittima ha dichiarato di non desiderare che il proprio aggressore venisse arrestato o messo in prigione.

Non sono barriere culturali queste? Ci sono stereotipi, credenze e pregiudizi che tengono lontane le vittime dal rivolgersi a denunciare un abuso di “genere”? Si può dire qualcosa a proposito dell’educazione all’accoglienza e al pudore imposta alle italiane?

Che cosa possiamo dire dell’approccio delle forze dell’ordine, tribunali, governo e altri mezzi per reprimere e prevenire la violenza sulle donne nel nostro Paese?
La donna italiana viene lasciata sola (o colpevolizzata) da forze dell’ordine o tribunali? C’è una tendenza di scarsa sensibilità dinanzi a casi del genere? I governi danno priorità alla lotta contro la violenza di genere?

Insomma, qui in Italia le “violenze di genere” sembrano poche ma il problema esiste. Non se ne parla o meglio quando ne parla in TV si accusa la vittima di omertà, senza tenere in considerazione le forti barriere culturali che scoraggiano le denunce e i mezzi insufficienti forniti dallo Stato per uscire dell’incubo, sia in termini di danni a lungo termine che al momento del pericolo.

Dunque in un Paese con un miglior indice di parità di genere e minori tabù sul sesso viene quasi matematico arrivare alla soluzione che le violenze di genere sono meno tollerate e meno taciute e quindi denunciate di più.

Annunci

2 commenti

  1. Gran bell’articolo.
    Comunque le barriere non sono solo culturali, i giudici spesso tendono fortemente ad archiviare i casi ed a lasciarla vinta all’uomo, anche dove le violenze e gli abusi sono evidenti.
    Cause di stalking che durano un decennio, pur avendo tutte le carte in regola, durante il quale la donna può essere tranquillamente uccisa e che non proseguono per cause ignote. Ridicole motivazioni per scagionare un uomo da un’accusa. A volte addirittura si rigira la frittata e si colpevolizza la donna legalmente, anche se è morta.
    Servono anche più giudici donne.

    Mi piace

    • Hai perfettamente ragione. Nell’articolo ho omesso questa terribile “tradizione” focalizzandomi soltanto su cosa succede al momento della denuncia di una violenza. Credo però che non sia il sesso a determinare il maschilismo, basti pensare a quel giudice donna che ha assolto un uomo che molestò le sue dipendenti perchè a moda sua era immaturo. Penso che debba cambiare la mentalità e purtroppo ci sono anche tantissime donne maschiliste, perché si cresce nello stesso contesto

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...