Lo slut-shaming ti fa rischiare una gravidanza indesiderata o una malattia sessualmente trasmissibile? In Italia è urgente un’educazione sessuale mirata al superamento degli stereotipi di genere

Ieri sulla mia home di Facebook è apparsa un’inserzione della Durex, multinazionale di condom. L’azienda che da sempre coinvolge le donne ad avere un ruolo attivo nella protezione ( anche se di pubblicizzare i profilattici femminili non se ne parla ancora) tramite il social invitava le donne ad offrire un profilattico al partner.

Quello che sembrava un consiglio, invece, ha prodotto una marea di commenti di questo calibro:


Ovviamente c’erano anche opinioni contrarie ma il pensiero più comune pareva essere quello secondo cui una ragazza che pensa a proteggere la sua salute (o a programmare la maternità) attraverso moderni contraccettivi di barriera come il condom – l’unico ricordiamo che previene le malattie veneree– è una donna di facili costumi, poiché si pensa che chi li usa sia dedita a rapporti occasionali frequenti o perché osa prendere iniziativa e/o dà l’idea di essere “troppo esperta”.

Non è la prima volta che si fa associazione tra moderni contraccettivi e sesso promiscuo tanto che ancora oggi l’educazione sessuale fatica ad approdare nelle scuole per paura che induca ai rapporti precoci e occasionali. L’educazione cattolica influisce tantissimo su questa visione e sullo scoraggiamento generale a usare metodi moderni per prevenire malattie e gravidanze indesiderate. Il motivo per cui soprattutto il condom femminile è quasi introvabile, caro e poco richiesto ( peggio della pillola) nel nostro paese è, dunque, da attribuirsi a medesime questioni culturali, poichè c’è un maggiore controllo sulla sessualità femminile (che, ricordiamo, non è solo etero) e purtroppo l’aspetto morale ancora oggi prevale sulla prevenzione delle donne, come ordine di importanza.

E ovviamente l’educazione sessuale in Italia pare essere urgentissima dato che il livello medio della mentalità è quello che emerge nei commenti citati ( e ne ho riportati solo alcuni).

Ricordiamo che in Italia una stragrande percentuale della popolazione non usa alcun moderno metodo contraccettivo qui E qui), fanalino di coda tra i paesi industrializzati. Per tale motivo oltre Al “Boom” delle gravidanze indesiderate, le malattie veneree sono tornate essere un’epidemiasoprattutto per le donne che per motivi anche biologici ( oltre che culturali) sono più esposte a infettarsi. Non si parla soltanto di rapporti frequenti con sconosciuti perché numerose ricerche evidenziano anche che la stragrande maggioranza delle coppie fisse non usa nessun contraccettivo e malgrado ciò il rischio non si riduce perché non c’è alcuna correlazione tra quantità di rapporti e gravidanze/malattie. E molte donne non chiedono al partner di procurarseli nè lo fanno in prima persona, proprio perché hanno paura del giudizio negativo.

Poi c’è un’idea troppo radicata secondo cui le ragazze e le donne devono accondiscendere al partner quando questi non vuole usarlo. Le stesse che secondo molti non hanno diritto non solo di prendere iniziativa ma anche di avere voce in capitolo sulla propria salute sessuale e autodeterminazione riproduttiva.

Proponi di proteggerti e sei troia. Meglio acconsentire al partner che non vuole il condom perché altrimenti non gode, perché oltre all’idea che una donna non sprovveduta, sessualmente alfabetizzata o non sottomessa al partner sia una troia è anche comune l’idea che il profilattico non vada usato perché altrimenti riduce il piacere maschile. (E spesso sono mentalità che si accompagnano assieme mettendo al rischio sia uomini che donne).

Tanti uomini italiani ancora oggi pensano che il preservativo svirilizzi, li faccia sentire meno uomini e impotenti. Questo perché ancora oggi gli uomini identificano la loro virilità con il proprio piacere sessuale ( in termini di eiaculazione) ma poi si aspettano che la donna al suo piacere metta in primo piano moralità, riproduzione e sentimenti ( o il piacere del partner fisso).

Se il piacere maschile è messo in primo piano come importanza, come conseguenza abbiamo un numero ancora troppo alto di donne sessualmente insoddisfatte, tra cui molte che nemmeno sanno cosa sia un orgasmo, ma anche tante che indottrinate ad avere pochi partner  o solo relazioni stabili credono che proteggersi non sia necessario, per ignoranza o indulgenza verso il partner.

Anche la troppa poca informazione sulle malattie veneree e sul ruolo del profilattico nel prevenirle gioca un ruolo fondamentale. E gli stereotipi: “Solo gay, drogati o prostitute sono a rischio”. Ma anche il pieno diritto di una prostituta a proteggersi è ostacolato e avendo ancor meno voce in capitolo, meno rispetto delle altre donne ed essendo anche spesso in condizioni di schiavitù e/o di povertà o in condizione di minore età, spesso subisce “ricatti economici” che mettono al rischio sia la sex worker che il cliente.

La pericolosa visione della donna come un oggetto sessuale che non può e non deve prendere iniziativa, ma deve “aspettare che l’uomo porti il condom ma se non lo fa accettare di farlo senza”, perché deve concedersi e donarsi (ma se per caso va incontro alle conseguenze è considerata comunque l’unica responsabile), è ancora presente nella nostra società che può essere superata soltanto con l’introduzione di un’educazione sessuale mirata non solo sulla prevenzione ma anche sul contrasto dei ruoli di genere.

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