Aiuto, sono un’alcolista

La società tende ad associare negativamente le donne al consumo dell’alcol. Ancora oggi il pensiero di una consumatrice anche occasionale di alcolici scatena una serie di pregiudizi negativi indice di stereotipi di genere consolidati ancora nella nostra società  che remano contro il raggiungimento di una reale parità di genere.

Tuttavia, malgrado lo stereotipo si prefissi come obiettivo quello di tenere lontano le donne dall’alcol, è aumentato invece il numero di donne che abusano di alcolici, un problema che nelle donne ha meccanismi molto simili ai disturbi alimentari. 

Si parla di abuso non di consumo. Ad essere grave è il fenomeno del l’alcolismo, che ammonta in Italia una stima di circa una donna su 4 affetta da dipendenza ( la percentuale degli uomini è comunque maggiore), con la maggior parte di queste ultime che consumano il loro rapporto con l’alcol in silenzio. Il che rende il fenomeno difficilmente stimabile. Si parla infatti di un 20% di donne affette da abuso di alcolici ma la percentuale potrebbe essere addirittura pari a quella degli uomini o maggiore ( a causa di fattori fisici della donna che favoriscono lo sviluppo della dipendenza).

Facciamo subito chiarezza rispondendo ad una domanda. Gli stereotipi di genere possono mettere più a rischio la salute delle donne alcoliste? Certamente.

I pregiudizi che ancora oggi legano la figura femminile se correlata al consumo di bevande alcoliche, sono la principale causa per cui le donne vengano spinte a vivere il problema in solitudine e in silenzio. Questo, accompagnato alla minore tolleranza delle donne all’alcol, mette a rischio maggiore le consumatrici. 

Le donne dunque parlano meno della loro dipendenza, dunque hanno minore accesso alle cure per la disintossicazione e conseguenze alcoliche a lungo termine. 

Inoltre la società e i sanitari affrontano questo fenomeno con meno frequenza e inadeguatamente. Meno prevenzione e non esiste ancora una “medicina di genere”, dunque le alcoliste recuperate ricevono le stesse cure dei maschi malgrado abbiano un fisico diverso, dunque esposte a malattie più invalidanti o a rischio maggiore di decesso a cui si aggiungono anche problemi del nascituro, se in gravidanza. 

Accanto ai problemi di salute subentrano la perdita del lavoro, relazioni, impoverimento della vita sociale, solitudine fino a compromettere la vita famigliare che riguarda entrambi i sessi vittime di alcolismo ma che pesa maggiormente nelle donne perché  nelle famiglie patriarcali sono le donne ad occuparsi maggiormente della famiglia.

Infatti alcune cause responsabili dell’alcolismo femminile sono proprio gli stereotipi, le aspettative sociali legate al ruolo delle donne, i problemi di coppia e responsabilità. A soffrire di alcolismo sono infatti  più le casalinghe, le divorziate o le madri, insoddisfatte del loro ruolo spesso imposto per motivi sociali, economici o familiari. Seguono le donne vedove o quelle “trascurate dal partner”. In alcuni casi, anche donne che hanno avuto un passato di abusi.

Ma le donne molto spesso si avvicinano all’alcol per sfuggire ai sensi di dovere, responsabilità, fatica e stress finendo per soffrire di sensi di colpa e inadeguatezza soprattutto in relazione  all’essere madre e moglie per il fatto di essere “alcolizzate”, quindi secondo la società poco femminili e cattive madri o mogli. Questo, porta le donne a continuare a bere e /o ritardare il ricorso alle cure. L’esclusione sociale che vivono donne alcoliste è  davvero preoccupante. Vittime di riprovazione, costrette alla solitudine.

Inoltre, non è solo l’alcol a determinare la disgregazione del nucleo famigliare, a dispetto degli stereotipi, ma è soprattutto la permanenza dell’abuso, data dalla segregazione. Se tante donne avessero la possibilità di uscire da questo “tunnel” ne gioverebbe anche la famiglia compromessa. Ma è impossibile in presenza di un muro costruito da una società complice di alimentare il senso di colpa delle donne dipendenti da alcol. È un cane che si morde la coda.

Malgrado anche l’alcolismo maschile abbia una causa di “genere”, le cause sono diverse perché la spinta a consumare alcolici è invece incoraggiata dalla società. In certi contesti la virilità è legata al consumo di alcolici, esponendo gli uomini al rischio di morire di malattie, incidenti stradali, divenire inoltre vittime di violenze ma anche responsabili ( violenza domestica, stupri, risse o altri atti criminosi).

L’alcolismo maschile nella maggioranza dei casi in occidente non è dato dalla solitudine o la depressione ( anche se esistono casi quali la perdita del lavoro, ruolo maschile per eccellenza) ma maggiormente la dipendenza si sviluppa durante un consumo ricreativo con funzione di socializzazione.  Questo porta certamente alla difficoltà per gli uomini a percepire la loro condizione come un problema ma, di contro, sono molto più i maschi a ricorrere alle cure e la società riconosce prima i segnali.

Dunque essendo meno visibile il fenomeno, le donne, vivono il loro problema con un senso di vergogna da rendere più difficile il riconoscimento e recupero data la difficoltà di parlarne perfino all’interno della cerchia famigliare.

 Sono altri ruoli di genere ad innescare nel sesso femminile l’avvicinamento a sostanze alcoliche?

Nelle giovani e adolescenti. Le aspettative sociali moderne legano il ruolo della donna alla seduzione, le giovani donne tendono a scontrarsi con questo ruolo femminile imposto dai media e i pregiudizi arcaici che la famiglia ancora inculca circa il mantenimento di pudore e compostezza verso l’altro sesso.

Ragion per cui è alta la percentuale di giovani bevitrici ( talvolta anche minorenni) che vanno incontro all’alcol per “curare” i disturbi sessuali, far cadere i freni inibitori e la timidezza. Talvolta anche l’inadeguatezza fisica rispetto a canoni di bellezza perfetti. Stereotipi che costano caro soprattutto alle minorenni, esposte ancora di più a rischi maggiori, anche letali, legati alla tenera età.

Altre indagini hanno messo in relazione l’abuso di alcolici con l’esposizione a violenze di genere. Complici gli stereotipi di genere che vedono la donna “bevitrice” come di facili costumi o una “preda” più facile. 

Stessi stereotipi, appunto, che impediscono alle donne di parlare del proprio abuso alcolemico anche solo per ricevere cure mediche, accompagnati dall’idea che una donna con problemi di alcol difficilmente può essere all’altezza di “ruoli femminili”.

Se molti pensano che un’educaziome di stampo tradizionalista che vuole la donna come sesso debole aiuti a tenere le donne lontane dal rischio legato al consumo di alcolici, la realtà è che questi non inibiscono le donne al consumo ma spingono le medesime verso un consumo solitario, spesso all’interno delle mura domestiche. Sommerso. Stesso meccanismo che si scatena nelle donne che soffrono di depressione post partum, dipendenze sessuali ( con i rischi gravi legati a questi due disagi ), portando queste a vivere il problema in segreto con conseguenze anche molto gravi sulla salute di sé stesse o altrui ( infanticidio, sviluppo di malattie sessualmente trasmissibili, suicidio…). Il fallimento di questa educazione è dovuta al fatto che sia “di genere”, educando le donne a non bere esclusivamente per questioni morali. L’alcolismo è infatti frutto di una disinformazione che mette in secondo piano gli effetti sulla salute delle donne ma anche degli uomini, spesso spinti a comportamenti a rischio per provare la loro mascolinità.

È bene importante sottolineare come gli stereotipi di genere vadano abbandonati al più presto perché c’è in gioco la salute di tutti, uomini e donne.

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