Le donne pagano per sesso? Le motivazioni di un fenomeno poco conosciuto

Secondo una ricerca ISTAT sono 9 milioni gli uomini italiani che almeno una volta nella vita hanno avuto rapporti sessuali a pagamento.

Il dibattito politico sempre più costante a favore delle case chiuse è simbolo ormai di un tabù caduto -quello dell’uomo sposato e/o insoddisfatto che paga. A questo si affianca un altro fenomeno: quello delle donne alla ricerca di sesso a pagamento.

Tagliato fuori dai dibattiti pro-legalizzazione ( anche per le disabili) è infatti un fenomeno di cui se ne parla molto poco. Vuoi per stereotipi di genere che vedono le donne come romantiche quindi poco propense al sesso fine a se stesso, vuoi perché non raggiunge le cifre della prostituzione femminile e la sua domanda.

Tuttavia, una recente indagine dell’Associazione Donne e Qualità della Vita ha rilevato che 1 donna su 4, ha pensato almeno una volta nella vita di pagare un uomo per fare sesso. Quelle che hanno trovato coraggio sono molto meno ( 2 su 10) ma il fenomeno è in crescita.

Più di trent’anni fa faceva scalpore American Gigolò che non è cinema fantasy o fantascientifico ma il soggetto riprende un fenomeno che esisteva anche allora anche se riservato a ricche signore.

Oggi in internet aumentano il numero dei siti aperti dai “gigolò” o escort, simbolo che non è un fenomeno così raro anche se non raggiunge i numeri della Francia. A questo fenomeno si affianca anche il turismo sessuale femminile ma preferirei tenermi sul primo argomento.

Nell’immaginario comune la donna che cerca un uomo a pagamento è rimasta comunque una signora ricca di mezza età, oppure una signora “zitella” esteticamente brutta o invecchiata, una comuque rifiutata dagli uomini “che si riduce a pagare per la disperazione”.. 

Questa immagine fino a poco tempo fa era riservata anche ai consumatori di prostituzione femminile, probabilmente i motivi sono da indagare nei tabù, nella novità del fenomeno o la poca conoscenza ( oltre agli stereotipi di genere).

Oppure è un’immagine rassicurante che rende il fenomeno più accettabile contro quelli che pensano che chi è brutto, vecchio ( a volta anche disabile) soprattutto se donna debba rassegnarsi al suo destino di solitudine e infelicità poiché la sua situazione la mette in condizione di non meritare “gioie” o di reputarle poco importanti se anziana. E accettare di buon grado la solitudine perché è l’uomo che deve scegliere, fare il primo passo e corteggiare.

A dispetto delle credenze, le statistiche parlano di un target variegato:

 Roy , gigolò italiano di 40 anni, parla anche di donne under 30 che si rivolgono a lui per perdere la verginità, condizione che vedono come disagio. Le single, vedove e divorziate ci sono ma sono tante anche quelle sposate.

Igor, 30 anni, racconta di donne sposate spesso con figli a carico, annoiate e qualche volta persino tradite e maltrattate dai propri compagni. Non solo donne in carriera o politiche ma anche casalinghe, ragazze in cerca di puro divertimento. 

Le motivazioni? Le stesse degli uomini che si rivolgono alle escort. 

Matrimoni infelicipoca soddisfazione sessuale nella coppia, poco dialogo, tabù nel sesso.

Perchè preferiscomo pagare anziché farsi un amante occasionale o fisso? Le persone che si praticano sesso a pagamento riferiscono che il vantaggio del sesso a pagamento è il “segreto professionale” o “l’anonimato”, dunque non si viene scoperti da nessuno tantomeno dal partner. Un modo per essere maggiormente soddisfatti perché una volta pagata la prestazione possono chiedere di realizzare tutto quello che vogliono. Di avere anche meno freni inibitori. Una questione anche di potere che il pagante ha su chi si prostituisce: decido io come devi soddisfarmi e decido io quando finisce o quando ( o se ) rivederlo/a. 

Molte di queste motivazioni sono simili per entrambi i generi ma alcune sono percepite come uno “stereotipo maschile” che rende meno accettabile l’idea che una donna paghi per sesso, nell’ottica di chi non vuole vedersi privato del suo potere.

La percezione sociale della donna come un oggetto sessuale nato per soddisfare il piacere di un uomo, come moglie, fidanzata, convivente, amente o prostituta poco importa, tanto basta da far partire maggiori condanne verso chi paga un uomo per fare sesso.

Per questo motivo le ragioni secondo cui queste donne si rivolgono ai gigolò perché insoddisfatte dai mariti o sole, non trovano giustificazioni o almeno non quante ne hanno gli uomini che vanno anche con nigeriane o albanesi vittime di prostituzione coatta per 30 euro.

In un paese dove l’idea della donna-oggetto esteticamente perfetta è così diffusa nei media, accompagnata stereotipi di genere di stampo cattolico sul sesso è certamente difficile pensare a “ruoli invertiti” quindi spesso capita che queste donne con un ruolo attivo sia economico che sociale sull’uomo, vengano accusate di essere poco femminili, ciniche ed egoiste e così è difficile quantificare il fenomeno perché se ne parla con titubanza. Così come è difficile per l’uomo  ( ma anche per tante donne) accettare che non sia lui a decidere di iniziare l’atto sessuale, di scegliersi la prediletta, instaurare il corteggiamento, porre fine alla relazione ( occasionale o meno), di pagare per sesso o mantenere economicamente una persona.

Il prostituto è ugualmente stigmatizzato come le sue colleghe? La risposta è no, non ci sono contro di loro termini dispregiativi (e la parola “prostituto” non esiste). Se per alcuni sono considerati poco maschili entra in gioco la solita mentalità maschilista secondo cui l’uomo che fa sesso è visto in maniera positiva che paghi, che non paghi o che si venda poco importa. E nemmeno a dirlo sono le donne, anche in qualità di paganti, ad essere percepite sempre come “puttane” e tutto a causa degli stereotipi che vedono la donna come sessualmente passiva anche se le motivazioni che spingono le donne a comprare l’amore sono le stesse dei maschi. 

Ma ci sono esigenze anche tipicamente femminili? Certamente le donne che pagano conservano anche una qualche diversità dagli uomini.

Secondo l’immaginario comune per le donne è più facile trovare un amante motivo per cui pagare per sesso è visto come “molto strano”. Perciò si pensa che le clienti siano soltanto donne “attempate” o esteticamente poco piacevoli. Queste ci sono ma sono solo una minima parte. Secondo le testimonianze di clienti e sex worker, chi paga per sesso vuole sentirsi libera da amanti che potrebbero diventare gelosi e possessivi oppure non vogliono sentirsi “usate” dal solito partner occasionale che poi dopo la famigerata notte di sesso sparisce. La prova sta nel fatto che alcune donne mantengono una “relazione” fissa con lo stesso escort.

Molte cercano la qualità dell’atto sessuale che in amanti “gratuiti” non trovano o semplicemente solo l’aspetto estetico. Altre non vogliono impegnarsi con nessuno perché non hanno tempo o perché hanno avuto relazioni precedenti negative o altri motivi. Altre sono donne belle ma rifiutate perché a molti uomini spaventano le donne troppo belle o quelle che hanno posizioni sociali di potere nel lavoro.

Altre vogliono tenere le redini del gioco e sottrarsi per qualche ora ( anche a costi notevoli) ad un ruolo femminile pieno di troppe responsabilità, doveri e sacrifici e rinunce e zero autocompiacimento. Inoltre, tantissime si sentono più a loro agio perchè pagando possono chiedere tutto, anche fantasie che sarebbe impossibile realizzare con un partner fisso o occasionale per paura di venire giudicate “poco serie” o che vada a raccontarlo in giro per vantarsi della sua virilità mettendo a rischio la reputazione sociale della donna o compromettendo la relazione coniugale. Poi ci sono quelle “all’antica” che pagano per farsi corteggiare “perché gli uomini di oggi hanno perso gentilezza, non fanno più complimenti alla donna che ha accanto o vogliono tutto e subito”.
Tra le altre motivazioni si trova la sicurezza. Con un amante a pagamento il rischio di trovarsi vittime di un malintenzionato è molto più basso ma se il rischio non è venir stuprate o peggio non è escluso trovarsi dinanzi truffatori, ricattatori. Il segreto sta solo nel passaparola o affidarsi a siti conosciuti e sicuri e avere tanti soldi da spendere perché il costo delle prestazioni equivalgono a quelle delle escort. 

Non esiste infatti una prostituzione maschile a basso costo e immigrata e/o coercitiva. Gli uomini “vendono il loro corpo” sempre di spontanea volontà, le donne raramente anche se il numero delle escort è superiore a quello dei colleghi uomini. Anche questo è frutto di un rispetto della sessualità femminile inesistente, indice di una parità sessuale ancora lontana a discapito delle donne perché vittime di diversi abusi di genere, che però non influisce sui comportamenti sessuali delle singole e le loro motivazioni. Perché anche le donne ricercano il piacere sessuale a tutti i costi.

Nell’immagine di apertura: la donna-oggetto in uno degli stereotipi femminili in pubblicità.

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4 commenti

  1. solo una cosa: ci sono donne esteticamente belle e uomini esteticamente belli, e attraenti, il fatto che siano fisicamente attraenti non gli rende “oggetti”, la loro esistenza va accettata e va accettato il fatto che piacciano. Anche persone non esteticamente belle, possono piacere, piacersi, avere fidanzati e fidanzate.

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  2. Vivendo qui in Germania, dove le case chiuse sono legalizzate, ho notato una notevole differenza nella cultura che riguarda la prostituzione o anche solo la semplice sessualità maschile e femminile. Questo naturalmente non significa che la discriminazione non ci sia ed è tutto perfetto, altroché. Ma è possibile vedere coppie che di colleghi che ti dicono apertamente di frequentare Swinger Club o persone che praticano Shibari (come forma d’arte) o attività BDSM simili rintracciabili tramite nome su Google. Ovviamente dipende anche poi dalle persone con cui si ha a che fare, anche se, come detto, ci sono sempre di più a cui non importa cosa tu faccia in privato.
    Nel mio invece preferirei tenere le cose appunto private perché sono cresciuta in una cultura dove avere qualche stranezza ti poteva costare il posto di lavoro, tutto ciò mentre il mondo va avanti e trovo che qui si vede benissimo di quanto radicato sia lo stigma sociale verso il sesso.
    Come dice una persona di mia conoscenza, la gente si fà troppe seghe mentali quando dovrebbe farsi quelle di altro tipo.

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    • Il fatto che il sesso sia vissuto in maniera aperta e positiva è sempre un’ottima cosa, ma la legalizzazione della figura del “pappone” (o manager, se vogliamo dirla in modo più asettico) è qualcosa a cui siamo fortemente contrarie, perché la presenza di una persona che trae guadagno dalla prostituzine altrui facilita lo sfruttamento. E infatti in Germania la legalizzazione non ha affatto permesso un contrasto efficace della tratta e della prostituzione forzata, ma ha ridotto i margini d’azione delle forze dell’ordine.
      Perciò non credo che il sistema tedesco possa contribuire, in Italia, a ridurre l’atmosfera bigotta e morbosa che circola intorno al sesso, né tantomeno a levare lo stigma sulle prostitute. Non riusciamo nemmeno ad avere l’educazione sessuale! La legalizzazione in stile tedesco non farebbe altro che rafforzare la dicotomia madonne/puttane, donne da consumare e donne “serie” da sposare. E’ troppo radicata nella mentalità italiana.

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      • Anzitutto, non a caso avevo fatto la premessa che la situazione non fosse perfetta e non intendevo che il modello tedesco fosse applicabile alla realtà italiana. Sarebbe troppo semplicistico dato che per ogni paese la situazione è diversa e servono soluzioni su misura. Il mio era solo un ragionamento sugli effetti culturali della legalizzazione della prostituzione, anche se devo ammettere che c’è stata dalle persone comuni in primis la volontà di cambiare. È ovvio che se dovesse mancare quella il resto risulterà più difficile.

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