Siamo tutte con Marisa #Nonsonoiltuonore #Eadessosparami

«Era ormai da anni che non andavamo d’accordo — racconta Marisa nel suo letto in ospedale—. Neanche ci salutavamo più. A lui dava fastidio ogni cosa che facevo… Se mi truccavo o andavo in giro con la minigonna, se fumavo o mi fermavo in paese a parlare con uomini più grandi. Chissà cosa gli raccontavano di me i suoi amici».

Queste le parole di una ragazza di soli 21 anni riportate dal Corriere della Sera. Accade nel 2016, precisamente a Nicotera, un paese della Calabria.

La ragazza si chiama Marisa Putortì ed è l’ennesima vittima di una cultura dura a morire in Italia, soprattutto nelle piccole aree del Mezzogiorno.

Gambizzata da suo fratello perché troppo libera. Ma in realtà non significa essere libere poter indossare la minigonna, fumare o fermarsi a parlare con uomini in piazza. Sono cose normalissime e dovrebbe essere così in un paese occidentale, specie se lo stesso poi punta il dito contro l’islam quando sono quei popoli a negare queste cose alle donne. 

È proprio a causa di ciò che di tanto in tanto ci dimentichiamo di essere fanalino di coda in Europa e tra gli ultimi posti nel mondo per quanto concerne la parità tra uomini e donne. In particolare, totalizziamo sempre punti negativi quando riguarda la posizione sociale ed economica delle donne. In media ogni 2,5 giorni una donna muore per mano di un famigliare di sesso maschile per aver preso delle iniziative, per essersi sottratte alla violenza domestica.

La violenza domestica è un problema molto diffuso nel nostro paese, spesso scarsamente denunciato per vergogna e/o omertà ma anche perchè sappiamo benissimo che lo Stato non ci tutela. I problemi “di genere ” sono relegati come inutili e i centri antiviolenza chiudono battenti. Femminismo, cosa vecchia e ormai obsoleta.

Ma se il femminismo è obsoleto perché ormai le donne italiane sono libere come mai un fratello ancora oggi tenta di uccidere la sorella per tutelare l’onore? Perché molte bambine in certi contesti malavitosi vengono costrette a legarsi con uomini molto più vecchi  o le donne a sottostare a codici morali più simili a culture che poi consideriamo lontane alla nostra? E condanniamo, di conseguenza. (e la mafia è una grossa piaga che controlla gran parte del nostro territorio). Perché abbiamo il primato in Eu per numero di “femminicidi”? Perché lo Stato non ci tutela?

Di fronte al male fatto a Marisa e a tante donne e ragazze ci sarà sempre chi è pronto a ricordare che l’aggressore è solo un pazzo, cosa diversa dai musulmani che agiscono sempre così imponendo cose assurde che coprono il corpo e mortificano la femminilità: burkini, dibattito hot di questi giorni.

Peccato che ancora troppi non si siano fermati all’atteggiamento di una madre che bacia in fronte il figlio che ha sparato sua sorella, pochi si siano fermati ad analizzare il contesto sociale come sto facendo io esattamente in questo post. Chi indossa la minigonna ancora oggi in Italia è considerata una puttana. A Nicotera come a Olbia, a Milano ad Abano Terme ecc..

Marisa è stata vittima di violenza domestica, violenza sulle donne, tentato femminicidio a causa dello slut-shaming profondo che si respira nel nostro Paese, dove le donne si dividono solo in puttane e sante. E l’italia del 2016 è ancora questa, autori giovanissimi.

Nelle loro tecnologie da terzo millennio compaiono quotidianamente post, meme, pagine e/o gruppi il cui tema principale è la critica su come vestono/si comportano le donne e ragazze.  Quasi come se fosse l’unica preoccupazione principale da cui deriva tutto l’equilibrio sociale su qui si regge il nostro Paese.

Ed è proprio in questo contesto che le donne vengono gambizzate o uccise. Ancora oggi, nel 2016. In Italia.

Succede in Italia nel 2016. Paese che si dice europeo, occidentale ed evoluto rispetto a quei paesi dove vengono uccise donne libere come Qandeel Baloch. Ma Marisa Putortì stava per fare la stessa fine della modella pachistana uccisa dal fratello perchè indossava abiti “troppo succinti”. Gambizzata per una minigonna, nel 2016 in un paese che ogni giorno vuole insegnare la civiltà a chi le donne le fa coprire con abiti castigatissimi. Però se metti la minigonna sei una troia e “te lo vai a cercare”. Non si sa cosa poi. Lo stupro? Direi l’omicidio da parte di uomini ancora troppo retrogradi e incapaci di relazionarsi con le donne e i loro diritti faticosamente conquistati. Per questo motivo abbiamo lanciato una iniziativa #Nonsonoiltuonore e #Eadessosparami. Siamo tutte con Marisa e indosseremo tutt* una minigonna, un simbolo del femminismo che fa ancora paura perché tale. Possono partecipare entrambi i sessi postando una loro foto con uno dei due hashtag. Perché noi la minigonna vogliamo portarla. Perché una minigonna non deve dare diritto ad un uomo di toglierci la vita o renderci disabili. (M.)

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