Violenza sulle donne : tra omertà e incitazione

Ieri si annunciano altri due femminicidi, due donne ( e in un caso anche il figlioletto) ammazzate dai loro compagni. Oggi un altro. I moventi sono gli stessi: uomini che non accettavano la fine della relazione.

Come dicevo nel post precedente, è un problema profondamente culturale. Uomini incapaci di accettare un rifiuto da parte di una donna, uomini ossessionati dalla gelosia e dall’idea del possesso.

Malgrado se ne parli ho l’impressione che ancora ci sia un’idea radicale secondo cui la violenza sulle donne è un fatto privato oppure legittimo.

Sono, appunto, gli stessi articoli nei giornali a parlare di incidenti, raptus, liti e spesso è palese la tendenza di trattare i fatti come se fossero privati e non violenza sulle donne, come se i loro assassini fossero innamorati o a giustificarli. Pensiamo anche alla vicenda di Johnny Deep  denunciato per violenza domestica dalla sua compagna Amber Heard che non solo è stata affrontata poco in Italia ma si è dato molto risalto al fatto che l’attrice era stata denunciata per lo stesso reato contro la sua ex in passato, come se la violenza domestica fosse legittima contro una persona che ha avuto la medesima condotta in una relazione precedente. Il titolo di Repubblica diventa “Amber Heard vittima o carnefice?” è il classico caso di come le vittime di violenza domestica diventano agli occhi dell’opinione pubblica come carnefici e come ci sia l’esigenza di scavare nel passato della vittima per trovare attenuanti verso uomini violenti.

Questa tendenza a vedere la violenza sulle donne come un problema che non deve riguardare la società è stata presente nella reazione che hanno avuto gli amici dell’assassino di Sara Pietrantonio, i quali hanno attaccato una donna per aver rilasciato su Facebook parole indignate contro l’assassino ( che lei conosce).

Gli amici hanno intimato la ragazza di cancellare il post perchè lui va perdonato, come anche l’iniziativa di stendere dei drappi rossi contro il femminicidio. Di femminicidio negli ultimi anni se ne parla di più ma continua ad essere appunto considerato un fatto privato che non dovrebbe essere affrontato pubblicamente.

Allo stesso modo, da quando il dibattito sul femminicidio è raffiorato, sono aumentati quegli uomini che negano il problema soprattutto le cause sociali legate ad esso.
L’omerta è una cosa molto grave e lo abbiamo visto anche nel caso della piccola Fortuna Loffredo, stuprata e uccisa da adulti senza scrupoli: se i compaesani avessero parlato Fortuna sarebbe viva o le indagini si sarebbero concluse velocemente.

Spesso è anche l’omerta a spingere le donne nel silenzio. Ancora molte donne non denunciano perché sono convinte che i panni sporchi si lavano in famiglia. Ci sono donne incapaci anche a riconoscere una violenza o di riconoscere i propri diritti, come quella ragazza minacciata di morte qualche settimana fa che non voleva denunciare il compagno per non “rovinargli la vita”.

Dunque, da un lato abbiamo il problema culturale del femminicidio, indice di una società ancora fortemente maschilista con ruoli di genere rigidi, dall’altra abbiamo il problema dall’omertà sociale.

Nemmeno il governo vuole affrontare realmente il problema, tanto che i centri antiviolenza stanno chiudendo uno ad uno.

La vicenda dell’omicidio di Sara fa malissimo perché è emerso inoltre che il suo assassino veniva aiutato da alcuni amici su come “dare una lezione” a lei o il fidanzato. L’amico che gli consigliava di bruciarle la macchina o picchiare il suo nuovo fidanzato, quasi come se fosse una punizione legata all’onore perduto.

Di questo parlo quando uso la parola “legittimazione sociale al femminicidio” le cui cause culturali sono legate all’idea della donna come possesso e come non libera nella relazione con l’altro sesso. Un’idea a quanto pare condivisa da molti, perché spesso capita che questi.
Se esistono migliaia di sinonimi della parola “puttana” per etichettare colei che ha osato avere la stessa libertà di un uomo nell’iniziativa relazionale o sessuale con un uomo, non bisogna escludere che ci sia una vera e propria difficoltà di accettare la libertà femminile.

Tuttavia, la morte di Sara ha scioccato gran parte dell’Italia, che chiede al governo misure più aspre per condannare a livello di contrasto o di prevenzione il problema. Però c’è anche tantissima gente che, alla notizia dell’autopsia che comunicava che la ragazza non fosse stata bruciata viva , ha tirato un sospiro di sollievo come se il fatto fosse meno grave.

C’è un gip che ha escluso la premeditazione per il delitto, perché spesso quando i casi di violenza sulle donne arrivano nei tribunali italiani non vengono considerati fatti gravissimi.
D’altronde i tribunali sono fatti di persone e se la violenza sulle donne viene ancora giustificata non si può pensare che le donne possano avere giustizia con l’atto della sola denuncia.

La giustificazione della violenza sulle donne è un fatto molto diffuso nel nostro Paese, sia da uomini che da donne. Le notizie che hanno protagoniste donne vittime di violenza non raggiungono la medesima indignazione che si dovrebbe e spesso questi fatti vengono addirittura giustificati dalle persone. Pochi giorni fa un giornale ha dato la notizia di una ragazzina migrante attirata con una promessa di matrimonio dal suo bidello e stuprata più volte. Sulla pagina del giornale molti hanno affermato che le pene dovrebbero essere abbassate perché le ragazzine di oggi sono sveglie e provocanti e che non è colpa degli uomini se poi “si servono di loro”. Potete pensare la reazione di una ragazza violentata nel leggere che molti hanno preso le parti del bidello stupratore “perché le donne di oggi sono tutte zoccole educate ad essere troppo emancipate dalle loro madri”. Ma quale emancipazione può avere una ragazza profuga che scappa da un paese dalle usanze tradizionali? E inoltre, l’emancipazione della donna può legittimare la violenza di un uomo?

Certo che no, semmai è assurdo. È di questa presunta emancipazione che l’uomo italiano ha paura. Le donne muoiono uccise ogni due giorni da qualcuno che non accettava la loro indipendenza. Così come si lamentavano alcuni utenti sotto la notizia dell’ennesimo femminicidio, i quali affermavano che “magari la vittima era andata con altri uomini e gli ha fatto perdere la brocca” che “è colpa delle donne che preferiscono gli stronzi” però “un uomo che tratta bene una donna è uno zerbino”. Un problema sociale che va affrontato con l’educazione se non fosse che la politica contrasta nelle scuole programmi orientati alla promozione della parità di genere.

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