Maschilismo, malattia mortale

Sono passati 70 anni dal voto alle donne ma ancora oggi la strada sembra troppo lunga da percorrere per raggiungere la parità dei sessi.

La questione femminile italiana non è soltanto una questione di gap economico e politico. Il Global Gender Gap, rapporto annuale che monitora la condizione femminile nel mondo, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni: le donne italiane soffrono di una condizione di forte svantaggio economico rispetto al resto d’Europa.

Non possiamo non collegare questa situazione ad un problema culturale, a livello di relazione uomo-donna. Che vi piaccia o meno saperlo, l’Italia è un paese fortemente maschilista.

È un paese dove ancora le donne nei media vengono rappresentate solo in veste di “veline”, “cornicette” e “bamboline” in rapporto al loro mero lato estetico. Dove l’unico modello alternativo per rappresentarci è quello della mamma o moglie sempre paziente e dedita al sacrificio, perennemente incinta.

L’italia è il paese che venera ancora la maternità e il matrimonio come punto di arrivo per una donna ma quando una mamma si reca in ospedale per partorire viene letteralmente maltrattata dal personale (di questo se ne occupa la campagna “Basta tacere”). Se una donna rifiuta il ruolo di madre volontariamente o per altre ragioni, gli ospedali pubblici ti considerano un’assassina e ti negano l’interruzione volontaria di gravidanza (o addirittura i contraccettivi), perché una vera donna deve partorire ed essere madre.

In Italia una donna viene ancora uccisa perché ha tradito il partner, perché lo ha rifiutato o perché lo ha lasciato. Quest’ultima cosa succede spesso a tante donne qui, infatti ogni due giorni una donna muore a causa della gelosia ossessiva di molti uomini italiani che in quanto tali pensano di poter controllare la nostra vita, perchè sei femmina quindi in quanto tale devi essere sottomessa a loro.

Sara Di Pietrantonio fu uccisa per questo, non solo uccisa ma arsa viva. Si chiacchiera sul fatto che il gip non vuole riconoscere al suo assassino l’aggravante della premeditazione. È già successo che ad altri assassini è stata negata perfino l’aggravante della crudeltà e che un altro è stato assolto perché le coltellate inferte alla ex non erano state rivolte ai punti vitali. Oppure, in aula, ti accusano di aver provocato. Perché le istituzioni sono troppo indulgenti con gli uomini sessisti.

La politica del nostro Paese non si interessa in nessun modo di porre fine a questa mattanza e manca pure un Ministero delle Pari opportunità.

I giornali, quando muore uccisa una donna, spesso la ritraggono felice accanto al carnefice. Succede ancora che gli assassini vengono descritti come delle vittime, soprattutto se si suicidano. Che non vengano mai chiamati “assassini”.

Accade anche che, quando muore una donna come Sara, la stampa concentri le colpe a terzi ( spesso addirittura anche alla vittima), piuttosto che colpevolizzare l’assassino e che magari la presunta indifferenza della gente diventi l’unico capro espiatorio della furia maschilista che non si vuole mai affrontare anche solo con la sensibilizzazione.

Da anni noi femministe mettiamo in luce questo linguaggio sbagliato della stampa, frutto della cultura italiana che non vuole affrontare il problema. Frutto di una società che fino a pochi anni fa per legge permetteva ad un uomo di ammazzare una donna per questioni di “onore”, con buona pace di chi pensa che i musulmani sono 1000 anni indietro alla nostra civiltà.

L’otto marzo scorso un uomo ha massacrato di botte sua moglie perchè aveva osato iscriversi su Facebook senza chiedergli il permesso, però molti italiani giovani si scandalizzarono perchè delle ragazze sconosciute a loro avevano passato la serata a vedersi uno spogliarello e questo caso fece tanto scalpore tanto che partì un linciaggio pubblico e di massa contro queste solo perché non sono rimaste a casa con i mariti, fidanzati o figli e perché non sono andate in chiesa a pregare la morte di presunte operaie all’inizio del secolo scorso.

In Italia gli uomini vengono educati ancora all’idea che in quanto maschi sono “cacciatori” mentre le donne sono “prede”. Questo di conseguenza porta a non accettare che una femmina prenda qualsiasi iniziativa di tipo sentimentale o sessuale o che un uomo può stuprare una donna o una minorenne.

La gelosia ossessiva di molti uomini in Italia viene accettata anche dalle stesse donne, che la considerano una forma di amore. Nella mentalità comune se un uomo va a letto con tante donne o interrompe una storia viene giustificato perchè “i maschi possono farlo”, una donna che si comporta allo stesso modo viene considerata “egoista”, “stronza” e “puttana”.

Per questo motivo, qualcuno si sente legittimato ad uccidere una donna perchè non può avere un altro uomo. Qualcuno ammazzò la sua ex perché “o mia o di nessuno”. Pensava la stessa cosa l’assassino di Sara.

In molte pagine Facebook si continua a dare delle “cagne” alle donne per aver mollato un fidanzato, averlo tradito o soltanto per non aver accettato le loro avance o per aver corrisposto al loro sentimento.
Per molti una donna non può fare le stesse cose dei maschi e un maschio non può fare quello che fanno le donne.

Molte donne italiane, poi, non sanno cosa sia il femminismo e a loro volta lo rifiutano. Stessa cosa per i loro coetanei maschi e certi stereotipi duri a morire sono considerati naturali e normali.

La percezione delle donne in Italia è sempre più misogina e, allo stesso tempo, le modalità per uccidere le donne stanno diventando sempre più violente e crudeli. 

Qualche mese fa un uomo ammazzò la sua amante perché non voleva avere rapporti sessuali e sul web molti hanno detto che aveva fatto bene perché lei “la puttana” aveva tradito con lui il suo fidanzato.

Sin da bambina la donna viene indottrinata a cercare relazioni stabili ad ogni costo e poco importa con chi, perchè “quello giusto” viene identificato solo in colui che ha una buona posizione sociale su base economica, come insegna ogni società capitalista dove gli uomini soprattutto detengono le ricchezze.

Una ragazza viene educata a investire molto nelle relazioni sentimentali con l’altro sesso, relazioni quasi di dipendenza affettiva oltre che economica, perché una donna non sta bene che trascuri i figli per lavorare.

In questo alcuni uomini ne approfittano della dipendenza economica di una donna perché sanno che se una non ha soldi non può scappare da nessuna parte. E lo stesso controllo viene esercitato attraverso il legame coi figli.

Se vivi una relazione con un violento ti colpevolizzano anche di esserti scelta un uomo di merda e dicono: “alle donne piacciono gli stronzi”. A meno che tu non abbia la palla di cristallo non puoi sapere chi è il lupo cattivo. Tante donne sposate con uomini che parevano meravigliosi poi dopo qualche anno di matrimonio si recavano al pronto soccorso con gli occhi gonfi e neri.

Ancora oggi c’è chi dice di non fidarsi di sconosciuti ma ti raccomandano indirettamente di abbassare la guardia con chi conosci. Alle bambine viene ancora insegnato che il bambino che ti maltratta in realtà ti vuole bene.

La nostra società non dà la possibilità alle donne di conoscere fino in fondo un uomo. Se sei stata a letto con un uomo, anche se scopri poco dopo grossi difetti, sei costretta a starci insieme perché altrimenti la gente pensa che tu ci sei stata solo per un flirt e quindi diventi la “poco di buono” di turno. L’italia è piena di donne che temono più della loro reputazione che per la loro vita. Per questo molte non denunciano i violenti o gli stupratori.

La donna viene indottrinata a pensare che non conviene essere indipendenti. Se non hai una relazione di nessun tipo con un uomo ( per qualsiasi motivo) ti chiamano zitella, se non ti leghi sentimentalmente ti chiamano zoccola. Se preferisci le donne allora sei una lurida lesbica contronatura.

Da anni molte associazioni tentano di inserire nelle scuole un dibattito mirato alla parità dei sessi ma molti politici si sono indignati e hanno convocato molte associazioni dei genitori per non far entrare a scuola insegnamenti che secondo loro possono minare la famiglia tradizionale.

in Italia non si parla di violenze sulle donne nei giornali e nei media ma di “liti”. Non si parla di relazioni violente per non mettere in pericolo la famiglia tradizionale. Ma di famiglia le donne continuano a soccombere. In Italia esiste il maschilismo e di maschilismo si muore ancora.

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