Son tutte uguali le Mamme del mondo (?)

La parola Mamma è la più diffusa al mondo, non esistono “emoji” od “ok” che tengano. A dimostrarne l’importanza, è il suo stesso fonema, invariato al variare dell’idioma.

Spesso ci si interessa alle differenze fra le mamme di tutte le nazionalità, ma sono davvero così diverse? Una mamma è pur sempre “La Mamma”? O una mamma è una mamma diversa se italiana, britannica, giapponese, nigeriana, finlandese, indiana, australiana, americana, brasiliana?

Come cambia la figura materna, come il suo ruolo nella società, quali i suoi diritti e quali soprattutto i suoi doveri, come il suo ruolo viene giudicato e quale il suo rapporto con i figli nelle varie fasi della vita è questione tutt’altro che facile da risolvere. Ad onor del vero, fornire un’unica risposta ad ogni curiosità è praticamente impossibile, dando per assodato che ogni Mamma è anzitutto una persona, e come tale è unica. Tuttavia, è altrettanto vero che pronunciando la parola Mamma, che ci si trovi a Roma o a Tokyo, si ha subito l’idea di amore, protezione, calore.

Durante un viaggio di scoperta di nuove culture, la prima cosa che balza agli occhi – se si ha la fortuna di vivere a contatto diretto con famiglie locali – è il rapporto madre-figli. Benché si provi ad allargare questo rapporto alla cura della casa, alla relazione col padre, alla vita sociale fuori dalle mura domestiche, il binomio madre-figli è più stretto di quanto possa immaginarsi.

Osservando con occhio curioso e vigile usi e costumi di alcuni popoli europei, ed avendo la fortuna di trovarmi anche vicina persone d’oltreoceano, ho constatato come le differenze nel rapporto più autentico al mondo non siano dovute alla nazionalità in sé e per sé, ma di essa siano un riflesso.

Una mamma italiana non lascerebbe mai i suoi figli uscire dalla piscina coi capelli bagnati, semmai con la testa scottata dal phon, il cappello anche a fine giugno ed il giubbotto. Una mamma britannica non saprebbe cosa farsene di un phon per i propri bambini, fuori piove, non esiste ombrello ed i capelli bagnati erano e bagnati restano: lo scorrere delle ore li asciugherà.

Una mamma africana percorre, secondo stime delle più importanti ONG, all’incirca 10 km al giorno per trovare l’acqua più vicina, mentre una mamma americana compra bottigliette da 50cl che i bambini utilizzano per i gavettoni in una domenica di sole.

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A cambiare non è l’amore che una madre nutre per le proprie creature, né l’ansia che possa loro accader qualcosa di più o meno grave. A cambiare è la cultura in cui sono cresciute da figlie che poi le ha viste diventare madri. Ci sono donne che diventano madri a soli 14 anni ed altre che tengono per la prima volta in braccio il proprio bambino a 50, donne che trascorrono una vita intera a casa curando la prole e donne che a casa lasciano la tata (o il marito) e corrono sul tacco 12 giù per la metro, quando i bambini ancora dormono, per ritrovarli alla sera, quando stanchi ad aspettarla col disegno in mano sono crollati sul divano.

Cambiano le attenzioni? Sì, cambiano. Sono esse indice di una maggiore o peggiore qualità del rapporto? Probabilmente sì, ma io credo fermamente di no.

Il ruolo della madre è stato, nella moderna tecnologica frenetica globalizzata civiltà occidentale, messo in discussione a partire dalle lotte femministe. In sociologia, si è assistito al cd. “differenziare i ruoli a seconda del genere”, approcciandosi alla questione non solo dal punto di vista ontologico, ma anche economico. Le richieste dell’orario flessibile, del telelavoro, degli asili nei grandi uffici, erano richieste assurde (e, per certi versi, qualcuno le considera ancora tali) nella società di 50-60 anni fa.

Una donna, prima di essere una Mamma o: oltre ad essere una Mamma, è anche una serie infinita di altri ruoli, che vorrebbe – ma spesso non può – ricoprire. Accade così, che per far fronte alle proprie esigenze ed ambizioni personali, si rinunci a crescere i figli affidandosi al marito che prende le redini del lavoro casalingo (nella minoranza dei casi, ma sempre più in aumento persino nella intoccabile “men area” Wall Street), alla tata o alla au pair che farà le veci della mamma con sembianze da sorella maggiore; o si deciderà semplicemente di optare fra maternità e carriera.

Ci sono donne che non vogliono essere Mamme e che per questo non dovrebbero venir giudicate, ma ci sono anche moltissime donne che della maternità sognano spesso ma che non possono permettersi che accada. Quasi come fosse un colore che non possono indossare, perché starebbe male addosso ostacolandole nella vita sociale.

Ma quando si diventa e si è Mamma, c’è qualcosa che accomuna la casalinga alla manager, quella del sud a quella del nord, ed è l’amore costante rivolto ai propri figli. Non esistono “mamme snaturate”, non esistono mamme migliori, mamme che meritano i propri figli e mamme che non li meritano. Una donna spesso e quasi sempre può scegliere di essere una Mamma, ma un figlio non può scegliere la propria. Spesso vorrebbe cambiarla, la vorrebbe più presente o meno pressante, brava cuoca o fidata consigliera, guarda alle mamme degli amici e le vede sorridenti e felici mentre tornando a casa pensa alla propria, che sarà triste, sola e malmenata.

Le mamme sono quelle che non comprano le scarpe per sé perché coi soldi tu possa comprarti lo zaino nuovo, quelle che esultano per una vittoria anche se stupida e banale, quelle che mentre prepari un esame universitario arrivano in camera con un dolce appena sfornato o solo comprato, sono quelle persone la cui presenza o assenza sarà costante  e determinante nel farti diventare la persona che deciderai di diventare. Saranno pronte a mollarti un ceffone quando passerai col rosso staccandoti dalla loro mano, ti difenderanno da chi ti accuserà di non essere all’altezza, ti prepareranno il borsone per andare in piscina e ti insegneranno a cavartela da solo in ogni fase della tua vita, lasciandoti andare via dal nido anche se vorrebbero tenerti a casa per un altro po’. Sacrificheranno amici, carriera, denaro, passioni, sarà sempre per te l’ultimo pezzo della loro torta preferita e sarà per te il pensiero costante.

Ci sono mamme meno perfette di altre, che dovrebbero tenere stretto il proprio figlio, ma sono deboli e lasciano che un giudice lo  porti via da loro; ci sono mamme che non sanno reagire, mamme che hanno vizi che le divorano e che guardano i figli negli occhi implorando aiuti e promesse che poi non sanno e non vogliono mantenere.

Alcune mamme, spesso, inveiscono di non aver voluto che tu nascessi, ma poi le senti piangere in silenzio in camera e capisci che la rabbia fa dire brutte cose. Alcune mamme sono felici se porti un 4 a casa perché è il voto più alto che hai preso, mentre altre ti dicono che sei la loro vergogna. Poi ci sono le mamme che non vedi mai, che stanno a contatto con la gente e mai con te. O le mamme che un brutto male, un improvviso incidente o qualche stronzo che diceva di amarle ha portato via da te e tu non puoi far altro che raccogliere un fiore e portarlo a loro, per sentirle più vicine, anche se il cielo è sempre così lontano che magari potessi toccarlo con un dito.

fiore

Ci sono mamme che ti hanno donato un fratello e una sorella, che sai benissimo che un preferito non ce l’hanno ma tu continui comunque a rinfacciare quei jeans che “a lei sì, a me mai”. Ci sono mamme che ti spronano ad ambire al massimo e mamme che ti coccolano se il massimo non è nelle tue possibilità.

Alcune mamme, poi,  non hanno mai visto nemmeno Roma per mandare te, coi loro soldi, a vedere il mondo intero.

E poi c’è la Mamma, che è tutto questo, e molto altro ancora, quella che scrivendo e leggendo di lei o per lei, ti fa venire il bruciore alla gola e gli occhi gonfi di lacrime trattenute, quella che ti delude e tu ci provi a portarla sulla retta via ma lei non ascolta e sai che per sempre quel suo vizio ti farà stare male. Ma la sera, sul divano, quando sei da sola a mangiare una pizza guardando il suo film preferito, vorresti averla accanto a te, ed accucciarti sulla sua spalla, mentre lei è dall’altra parte del mondo, che tu chiami “casa”. Perché la vera casa è dove ci si sente a casa, ed a casa ci si sente dove è la Mamma.

 

Barbara Luna Libera Maimone

 

NOTA: Noi femministe veniamo spesso accusate di negare il ruolo e l’importanza di alcune figure, fra le quali quella materna. Ci viene rimproverato di non cogliere quanto fondamentale sia una madre, o essere una madre. Il pezzo che avete appena letto nasce in occasione della festa della Mamma, celebra la sua centralità, ne riconosce meriti e non. La riflessione, in particolar modo, è stata partorita in terra straniera, osservando differenze e similitudini fra culture europee e di alcune fra le zone più remote al mondo.

Con questo articolo, volevo semplicemente dimostrare come una femminista – a dispetto di quel che l’ignoranza o la disinformazione ritiene – riconosca ampiamente il ruolo della figura materna, ne difenda l’importanza e per essa richieda maggiori diritti. Ma la consapevolezza è che ogni persona, ogni donna è unica, quindi come tale va trattata. E se una donna non rispecchia il canone di madre perfetta, è solo una donna che per il vostro canone non lo è. Ma “per il vostro canone” può anche significare che siete voi a commettere un grave errore, non lei.

Auguri Mamma, che mi sei di ispirazione, sempre. Auguri, anche se a te le feste non sono mai piaciute, e farti gli auguri mi fa sempre sentire a disagio.

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3 comments

  1. L’ha ribloggato su B. L. L. M.e ha commentato:

    Con questo articolo, volevo semplicemente dimostrare come una femminista – a dispetto di quel che l’ignoranza o la disinformazione ritiene – riconosca ampiamente il ruolo della figura materna, ne difenda l’importanza e per essa richieda maggiori diritti. Ma la consapevolezza è che ogni persona, ogni donna è unica, quindi come tale va trattata. – B.L.L.M

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