Le ragazze del Fellini diventano un caso nazionale

Le polemiche per come delle ragazze hanno deciso di passare la “Festa della donna” in un noto locale milanese, il Fellini, sono ancora vive e vegete.

In particolare, la foto di una ragazza sollevata da terra da uno spogliarellista di colore è girata su tutte le pagine e bacheche dei social network e ha scatenato moltissime polemiche contro la protagonista della foto e il Fellini, sommerso di recensioni negative nella sua pagina Facebook. Altre partecipanti sono state identificate e prese di mira. Indignazioni simili ma più lievi accaddero lo scorso mese contro delle studentesse della Bocconi perchè avevano deciso di mostrare le loro scollature al grido di #escile.

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Ancora una volta nel Paese europeo col più basso tasso di occupazione femminile e il più alto per femminicidio, si accendono immensi roghi per questioni morali legate alla donna. Questa volta l’indignazione è diventata un vero e proprio caso nazionale, tanto che molte persone di ambo i sessi hanno anche postato intimidazioni verso le sconosciute ritratte, mettendo delle donne libere sullo stesso piano dei pedofili:

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“Bruciamole vive”, “le sputerei in faccia”, “picchiamole”, “facciamole stuprare dagli immigrati” e commenti di madri come questo: “se me la trovassi accanto la prenderei a calci in faccia” sono apparsi in quasi tutte le bacheche, pagine e gruppi di Facebook e altri social. Stessi toni che spesso vengono riservati a uomini che abusano di bambini.

Come è possibile che delle ragazze che hanno deciso di passare la giornata della donna ballando con spogliarellisti consenzienti abbiano provocato polemiche così colossali? Come mai l’episodio ha avuto così tanto spazio come se fosse importantissimo?

In realtà la polemica è iniziata già dal 5 marzo quando in gran parte delle bacheche di Facebook continuavano a girare meme contro quelle che vanno a vedere gli spogliarelli : “Fai che la festa delle donne sia un giorno dignitoso e non zoccoloso”. La ferocia è esplosa perché alcune donne se ne sono infischiate di quei consigli?

Lo slut-shaming è un fenomeno che con Internet ha avuto tantissima visibilità. Negli Usa, a seguito di ciò, le femministe hanno cominciato a domandarsi sulla necessità di affrontare questo problema coniando questo termine per definire l’atteggiamento di condanna verso la libertà sessuale delle donne.

Nel mondo occidentale, al di là delle retoriche, pare inaccettabile che una donna possa ottenere la parità in tutti i campi, specie quello sessuale. Ci sono spogliarelliste, prostitute, modelle, veline ma per molti sono ancora delle “cagne” che non meritano rispetto perché non sono donne. Ma cosa significa essere donna in Italia e nel mondo? Fare cose “da femmina”?
Perché continuano ad esserci ruoli tradizionali attorno alla figura femminile e maschile?

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La cosa più assurda, a parte questo linciaggio, è la credenza nel nostro Paese che l’otto marzo si dovrebbe commemorare la morte avvenuta nel 900 a New York danni di operaie. Secondo la credenza, infatti, l’otto marzo sarebbe nato grazie a questo incidente.

Una cosa falsa! Ora vorrei capire perché ci tengano così tanto che le donne trascorrino questa giornata per commemorare l’ipoteca morte di centinaia di operaie (perché poi dovrebbero farlo solo le donne?). Sarà forse un’altra scusa per barricarci in casa o a pregare all’interno di una chiesa?

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Il problema, bufala o non bufala, che la libertà sessuale di una donna è ancora sentita come un pericolo grandissimo, oserei dire una minaccia. Da qui si spiega perché argomenti che hanno a che fare con la sessualità liberata delle donne scatenano addirittura un’attenzione simile con polemiche nazionali, proprio come accadrebbe in qualunque paese del Medioriente. E inoltre, come se non ci fossero altri problemi in Italia!

Gli italiani che puntano il dito sono anche quelli che la sera vanno a prostitute, che hanno stuprato o picchiato una donna almeno una volta nella vita, quelli/e che tradiscono il coniuge, quelli/e che sono a favore dell’utero in affitto, quelli/e che chiedono le case chiuse per dare l’opportunità a molti uomini sposati di andare legalmente a pagamento con donne costrette a vendere il loro corpo per necessità.

Infatti, nessuno si esprime per migliaia di uomini che si recano nei nightclub tutto l’anno facendo quello che hanno fatto queste donne durante la festa delle donne, nata appunto per “imitare” quello che è concesso ai maschi tutto l’anno e che non sta bene per l’italiano medio farlo l’otto marzo perché “celebra troppo la donna”.
Nessuna polemica per il record italiano in Europa di consumatori di sesso a pagamento o per turisti sessuali che si recano a cercare minori? Tutto è normale se sei uomo ed etero.

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Mi sembra assurdo, infatti, che gli italiani, maschilisti fino al midollo, tengano al rispetto di una giornata che fino a ieri volevano rimuovere perché troppo scomodo ricordare almeno un giorno all’anno che esistono ancora discriminazioni e violenze a carico delle donne.

Non è diverso da chi giudica delle donne solo perché, anziché parlare dei loro diritti, sono andate a metterla in faccia ad uno spogliarellista di colore. Bisognerebbe parlare di diritti delle donne solo l’8 marzo? Poi gli altri giorni facciamo finta che tutto va bene “perché ci sono cose più importanti”? come dice l’italiano medio. Sarebbe scontato, se sei favorevole alla parità dei sessi, accettare sia i “pro” che i “contro”.

Peccato che lo stesso giorno, mentre nelle loro bacheche insultavano le donne che scelgono di divertirsi una volta all’anno, un uomo ha letteralmente massacrato di botte sua moglie perché si era iscritta su Facebook senza il suo permesso, che poi lo ha perdonato. La notizia è passata in sordina come se usare violenza su una donna fosse normalissima in una famiglia.

In Italia il gap di genere è talmente ampio che l’Europa ci ha più volte sanzionato per aver disatteso tutti gli impegni di garantire alle donne apri opportunità nella politica, nel lavoro e anche in ambito domestico col contrasto della violenza. Siamo stati sanzionati anche per il linguaggio sessista dei nostri politici e per avere una televisione che continua a rappresentare le donne come oggetti sessuali, sempre seminude e mute.

Lorella Zanardo si è presa tantissime volte della bigotta solo perché per molti voleva limitare agli uomini il piacere di vedere donne svestite in TV. Sono gli stessi che oggi accusano le donne che vanno agli spogliarelli di non avere dignità, come se il rispetto della dignità per una donna fosse limitarsi a fare la moglie, la figlia e la mamma e non chiedere diritti, pari opportunità e rispetto ogni giorno dell’anno.

Perché ancora oggi la donna in Italia si divide in santa e mignotta, femminismo e diritti, invece, fanno rima con misandria e privilegi. In un paese dove perfino se fai la politica o se fai carriera sei considerata una prostituta e se vieni stuprata “te lo sei cercata”. Se gli italiani sono ancora così “medievali” non mi stupisco di queste polemiche da “caccia alle streghe”.

Cosa più grave è che anche tantissime donne hanno dato sfogo allo slut-shaming, le stesse che parlano di dignità e poi magari sono le stesse disposte a perdonare il marito fedifrago o manesco, accettare stipendi inferiori ad un uomo o apprezzamenti pesanti di colleghi, amici, sconosciuti e datori di lavoro. È utile sottolineare che la parità soprattutto senza il consenso delle donne mai si potrà raggiungere.

Purtroppo siamo lontanissimi da una condizione di parità tra uomo e donna perché pensiamo di essere libere perché una sera possiamo fare cose che non sono ritenute da femmine dalla società e perchè per la maggior parte degli italiani, ancora più retrogradi di quelle che escono una volta all’anno e poi tornano a fare gli angeli del focolare, è anche troppo uscire e dimenticarsi di essere donne secondo i canoni tradizionali della nostra società anche per un solo giorno.

Vorrei riportare come chiusura l’humour english di un mio amico inglese quando gli ho raccontato questa storia: Forse è troppo da voi, almeno una volta all’anno, essere uscite dalla cucina?

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22 commenti

  1. tanto astio verso donne che non fanno altro che divertirsi (in maniera non raffinata ma lecita) noj si spiega se non con invidia e frustrazione sessuale

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    • Quello che dovrebbe essere menzionato nell’articolo, doverosamente omesso, è che il giorno 8 marzo, al pari del giorno dei lavoratori, della liberazione, e via discorrendo, fa parte di quei giorni nei quali viene ricordato che il sangue versato per una causa è servito a qualcosa. Per carità, capisco perfettamente la confusione tra libertà e opportunismo nella quale anche i giornalisti cadono, omettendo che una disputa di questo genere non dice nulla sulla reale libertà: una cultura più libera, è quella nella quale non esiste femminismo né maschilismo, tantomeno il vaticano in uno Stato laico -ma questo è stato opportunamente omesso, com’è stata omessa la dittatura mediatica sul corpo della donna pubblicizzato in primis da chi…? (In fondo ci sono nomi e cognomi di chi ha detto quelle bestialità contro quelle ragazze, facciamoli tutti sti nomi e cognomi!)
      Inoltre, qui ci sarebbe da studiare antropologicamente tutta una serie di cose, che ficcate in un articolo del genere stanno strette: il salvataggio di DONNE e bambini prima che degli uomini nei casi di emergenza è assolutamente socioculturale -qui si parla di un dato di valore esistenziale della vita stessa-; com’è socioculturale il fatto che gli uomini molto spesso pagano e vanno spersi per rendere felici quelle donne che guardano solo al portafoglio -copione, questo, che personalmente detesto a prescindere dal ruolo e dal genere-; com’è socioculturale che una donna con una gonna è da guardare e un uomo con la gonna un travestito -il valore sociale intrinseco del corpo è un potere, come ben sappiamo, un burqa ideologico ben peggiore di quello vero, perché i veli non cadono mai se li abbiamo davanti agli occhi e sono ben inseriti nelle nostre teste- e com’è socioculturale che purtroppo non ci sono proprio tante donne a lavorare sui cantieri e nelle forze di polizia in mezzo alla strada o tra i pompieri… È un articolo di una disonestà intellettuale pazzesca poi se constatiamo i dati Istat dei suicidi avvenuti in Italia -in maggioranza maschi. Misandria a parte -il nazifemminismo in Italia esiste-, saremo sempre e comunque ben lontani dalla parità fintantochè ci sono articoli del genere. Il dono della scrittura va usato bene, e con cautela specie per fare articoli che verranno poi pubblicati e condivisi, capaci di veicolare il pensiero di massa. In parte sono d’accordo per l’inciviltà che denunciate un’incivilità dettata da una profonda ignoranza, in parte sono stanco di leggere degli strafalcioni insensati che non si applicano a disamine approfondite sull’argomento.

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      • Approvo il tuo commento per pura onestà intellettuale. Sei qui a lamentarti che gli uomini sono discriminati più delle donne? A sostenere che “il nazifemminismo in Italia esiste” (sarebbe carino se tu potessi anche dimostrarlo)?
        A fingere di ignorare che il femminismo è quel movimento che storicamente combatte per la parità di genere attraverso, principalmente, l’emancipazione femminile e la decostruzione degli stereotipi che, dividendo il mondo in “cose da maschi” e “cose da femmine” (caratteristiche, ruoli, interessi…), sono appunto responsabili di ciò che descrivi? A fingere di ignorare che esiste un secolare squilibrio di potere fra uomini e donne, a svantaggio delle seconde?

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  2. Non posso che concordare col commento precedente. Ma ci tengo a ribadire che forse ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole. Ma le donne in Italia non possono. Quello che mi dispiace è che le donne credano che il divertimento sessuale sia una forma di emancipazione e non un semplice passatempo e che, invece, l’emancipazione è ben altro, che richiede studio, coraggio e impegno.

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    • divertirsi anche sessualmente fregandosene di chi ti chiama cagna è un modo di emanciparsi, non l’unico e non deve valere per tutte, ognuna fa quel che vuole

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    • Ladymismagius, non mi lamento, riporto dati di fatto. E’ un dato di fatto che quando una nave va a picco si salvano donne e bambini, come sono dati di fatto tutti gli altri. Lo squilibrio di potere storico mi trova d’accordo, ma funziona solo quando non dobbiamo tenere conto di quegli uomini mandati in guerra come carne da macello, o degli altri utilizzati come forza lavoro, storicamente. Il dislivello di potere non lo vedi dal tipo di sesso che ha preso più volte una corona, perchè quello è UNO e non rappresenta la moltitudine, ma da quel tipo di sesso più maltrattato, socialmente e lavorativamente, nella vita quotidiana dal punto di vista storico: il femminismo non lo considera nemmeno. Troppo facile. Il femminismo, per puro dato terminologico-semantico, dovrebbe cambiare in, che so, “paritarismo”. Difficilmente una femminista denuncia quanto ho riportato sul valore intrinseco del corpo, mentre le associazioni LGBT, lo fanno. C’è un grossissimo limite da superare, secondo me, per quanto riguarda l’ottica con la quale guardiamo alle cose, circa i nostri personalissimi interessi. Se vogliamo la parità dobbiamo smetterla di interpretare le cose a nostro uso e consumo, e cercare di instaurare una semantica più potente che ci unisca contro lotte ben più grandi -e ti parlo da antispecista, se dipendesse da me il reato di omicidio sarebbe applicato anche se vien tolta la vita agli animali, perchè nessuna vita vale più di un’altra, altroché quella fesseria impronunciabile e del tutto demagogica che viene presentata sotto il nome di femminicidio. Il nazifemminismo in Italia esiste, non ha senso altrimenti il fatto che ogni due pubblicità ce n’è una per assorbenti, in ogni programma se non c’è la svestita di turno non ha presa -e di questo sono incazzato soprattutto con i miei consessuali, perchè in primis reputo loro i responsabili del potere dello share dei voyeur, che si riflette negativamente poi anche sulle ragazzine che crescono con ideali di bellezza assolutamente pazzeschi- e se vuoi dati sul nazifemminismo più becero e meno psicologico, puoi cercarlo in rete. Il primo dato del nazifemminismo è che chi scrive contro il femminismo debba essere automaticamente maschilista, non viene nemmeno contemplata una via di mezzo, tipo il buon senso o la capacità di ragionare con la propria testa. Le uniche cose che si dovrebbero combattere sono i pregiudizi, i luoghi comuni e la globalizzazione/canonizzazione di alcune categorie umane che non possono essere che particolari. Tutto ciò che ci divide.
      Sara Sanviti, quello che dici è vero parzialmente secondo me, quello che dico è che la libertà non va scambiata con l’opportunismo. Se vuoi essere libero, devi essere libero di fare TUTTO, anche quello che non ti conviene. Allora, e solo allora, si arriva alla parità.
      Sono contento della vostra onestà intellettuale, e che si sia potuti avere un dialogo degno di questo nome, ragazze. 🙂

      Invece, a chi non ha argomentato una mazza etichettando il mio commento, dedico uno spassionato vaffanculo. ^_^

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      • se ti informassi un po’ sapresti che le femministe criticano anche (e non sempre a proposito secondo me perchè se in un film o telefilm c’è bisogno di mostrare una scena di nudo va mostrata e non c’è nulla di degradante) la presenza di “donne svestite” in tv. Sul valore intrinseco del corpo piantiamola: esistonocorpi maschili e femminili in linea di massima fisicamente più belli di altri, accettiamolo ciò non impedisce a nessuno di piacere a qualcuno e piacersi.
        Il resto che hai scritto è la solita tiritera anti-femminista

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      • Il nome “femminismo” porta con sé un valore di testimonianza, di trasmissione di un’eredità storica a cui, come donna, non posso che essere grata (siamo nani sulle spalle di giganti, come diceva Bertrando di Chartres, e se essere una femminista è difficile nel XXI secolo, non posso dimenticare che molte suffragette sono state arrestate e picchiate per la sola colpa di essere in anticipo sulla morale del loro tempo) e di cui voglio farmi portatrice, per continuità e per onorare chi è venuta prima di me.
        Sul nome “femminicidio” cedo la parola all’Accademia della Crusca http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/femminicidio-perch-parola, ma vorrei anche aggiungere che da sempre gli omicidi si classificano in base alle caratteristiche della vittima in relazione all’omicida, come in “parricidio”, “infanticidio”, “uxoricidio”. Questo, ovviamente, non equivale a creare una gerarchia di valore, ma solo a inquadrare e classificare il fenomeno. Perché, e questo è un fatto, il femminicidio ha caratteristiche peculiari rispetto ad altri tipi di omicidio (ad esempio, è l’unico il cui trend è in crescita e non in diminuzione, comparato agli omicidi per futili motivi, a quelli legati alla criminalità organizzata e a quelli legati alla criminalità “ordinaria”).

        Di fatto i problemi che tu descrivi sono legati al contesto culturale patriarcale. Se le donne sono portate in salvo prima degli uomini in caso di naufragio, non è perché si ritiene che una vita femminile valga più di una vita maschile, ma perché si ritiene che, al pari dei bambini, necessitino di essere salvate e non siano in grado di salvarsi da sole. Dimostrazione al contrario: se le donne storicamente fossero state la stragrande maggioranza degli equipaggi delle navi, questa norma sociale non si sarebbe mai diffusa.
        Le donne, allo stesso modo, sono state storicamente escluse dalla possibilità di diventare soldati, quindi non ha poi senso lamentarsi che in guerra muoiono più uomini.

        Per inciso, io sono fieramente specista. Non ho intenzione di entrare in questo dibattito etico qui, ma sappi che qualsiasi argomentazione fondata sull’antispecismo per me ha pressappoco la stessa efficacia di un farmaco omeopatico.
        Francamente non so nemmeno cosa intendi per “valore intrinseco del corpo”: ovviamente qui siamo contrarie alla mercificazione dei corpi, sia in termini di rappresentazioni, sia per quanto riguarda forme di sfruttamento come la prostituzione o la GPA, ma non so se è a questo che ti riferisci.

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    • Tu come donna non puoi che essere grata, ma l’arrivo massimo del femminismo lo vedo nelle tue parole e, oggi come oggi, è una società che denuncia pubblicamente che le donne non possono comportarsi come uomini solo in determinati ambiti, come denuncia lo stesso post, e non che non possano fare le camioniste, le poliziotte -agli stadi-, le muratrici, ecc…
      Vediamo di capirci, io sono per lo stravolgimento totale dei ruoli, ma dev’essere uno stravolgimento totale e non parziale, non deciso sulla base della comodità. Vediamo qual è il genere dei morti sul lavoro che ci sono ogni anno, e denunciamo dal punto di vista del femminismo: perché non accade, se non è di parte il femminismo? Quando accadrà allora sì, sarà un tentativo di rivoluzionare le cose culturalmente.

      E’ sempre troppo facile stravolgere il senso e il dato di una cosa, interpretandola perché torni alla nostra teoria: come per l’esempio del valore della vita stessa nei casi di emergenza, dicendo che dipende dalla cultura patriarcale; allo stesso modo anch’io potrei dire che per via di una cultura matriarcale, essendo gli uomini reputati al sacrificio e allo sforzo fisico, sono sempre stati visti come carne da macello in ambito lavorativo e nelle emergenze. Prova a confutarmi. Se ci rendiamo conto che questo genere di interpretazioni arrivano ad essere quasi alla stregua delle antinomie, dobbiamo rifarci al rasoio di Ockham, semplifichiamo: il giusto sta nell’ovvio -che nessuno controlla mai. Vediamo se ho capito bene: secondo il tuo discorso le donne erano viste come persone che non sapevano salvarsi, e per questo motivo gli uomini venivano sono considerati sacrificabili al loro posto: e questo dalla prospettiva patriarcale, ovvero da quella prospettiva che considerava le donne con un valore minore. Se questo ha un senso per te…
      (Da vigile del fuoco, non faccio parte dell’equipaggio delle navi, ma quella norma è attiva nei casi di incendio: questo perché i tubi del gas li mettono perlopiù gli uomini?)
      E’ proprio l’esclusione dai ranghi militari che io denuncio, storicamente. E come quest’esclusione abbia influito sul creare una credenza sul valore della vita di un genere e dell’altro.

      Per valore intrinseco del corpo intendo quel dato di valore che, nel momento in cui è condiviso, concede a una determinata forma del corpo più forza, dal punto di vista sociale e culturale, di un’altra. E questo solo gli LGBT lo denunciano a gran voce: perché se una ragazza porta una gonna è da guardare, mentre un uomo che la porta è un travestito? Anche questa derivazione socioculturale ha una matrice patriarcale? Cioè, siccome l’uomo vale di più, la donna è libera di vestirsi in modo maschile e femminile indistintamente, mentre l’uomo non può fare altrettanto?

      Comunque sia, non mi lamento di niente, mi limito a denunciare quello che vedo e che non mi torna per le semplificazioni di una sola teoria: non ci riesco a entrare e a non essere critico, e le risposte che leggo sembrano dettate dall’amore per la comodità, dall’inclinazione per le risposte facili. Non vedo affatto l’accanimento per perfezionarsi, per affrontare tematiche ben più potenti e universali o per rigettare una determinata teoria obsoleta o assolutamente denigratoria per la propria intelligenza, questo no, ma vedo pigrizia intellettuale, e questo stona assolutamente con la potenza critica che esprimi. Hai in mano una sfera troppo ampia per essere infilata in una sola teoria. Si ha a che fare con una resistenza socioculturale ben più grande, e questo post non ne ha scalfito nemmeno la superficie. Il mio invito è quello di fare molto più casino, scalfire di più, criticare di più, andare più a fondo e fare man bassa di luoghi comune e credenze socioculturalmente accettate.

      Il femminicidio è un termine che serve per schematizzare una determinata casistica, lo so, so anche cosa vuol dire in termini criminologici, ma facevo un discorso un pò più più ampio, che riguardasse il togliere la vita nella sua essenzialità, ponendolo sotto la categoria più ampia di violenza. Certo, fare un distinguo è bene, fa capire verso quale direzione siamo diretti culturalmente, ma se riesci ad avere il coraggio di dire che una motivazione nel togliere la vita vale più di un’altra ricadi in un’ottica etica tipicamente cattolico-cristiana, l’etica dell’intenzione, un’etica dell’interiorità, e non so quanto convenga a una femminista un’etica del genere. Tra l’altro, “fieramente specista” è un incubo etimologico che ricorda, nella sua essenza, la contraddizione intrinseca della psichiatria. A quest’ultima, preferisco l’omeopatia.

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      • senti ma se hai questo gran desiderio di metterti la gonna e farti dire che belle gambe hai fai una battaglia assieme a quelli che hanno la tua stessa esigenza e vediamo come va..oppure puoi trasferirti in Scozia e indossare il kilt.
        Fatto sta che la gonna è un indumento statisticamente più frequente tra le donne quindi la maggioranza degli uomini che la indossano si stanno travestendo da donna, fanno le drag queen, o fanno crossdressing. E’ un fatto. Tu e gli attivisti della queer theory ve ne dovete fare una ragione. Ci sono paesi del mondo in cui le donne non possono neanche studiare ma qua gli uomini si sentono “discriminati” perchè non possono mettersi la gonna…
        Poi un uomo fisicamente è più forte di una donna questo in linea di massima (poi se andiamo nel particolare è ovvio che una donna robusta è più forte di un uomo esile), la maggior forza muscolare dei maschi è un fatto ed è per questo che storicamente sono per lo più uomini a fare lavori pesanti (ma ti assicuro che nelle campagne se c’era bisogno anche le contadine vangavano e si spaccavano la schiena nei campi) ed è per questo che andavano in guerra quando la forza bruta era più importante mentre oggi che la guerra è sempre più tecnologica vediamo giustamente molte più donne negli eserciti regolari (nei movimenti guerriglieri invece la presenza femminile c’è sempre stata: tra i partigiani c’erano anche donne non solo come staffette ma anche come combattenti)

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      • I fatti non esistono senza un’interpretazione che li tenga in piedi, questo è talmente ovvio che mi ha davvero sorpreso vedermi costretto ad affrontarti: ho evitato di risponderti perché pare che tu abbia la malsana tendenza a inscrivere all’interno di categorie che conosci, senza aprire la porta a estraneità che, a questo punto, penso potrebbero scompensarti psicologicamente. Ora, non è la gonna in sé, quanto ciò che comporta e la potenza dell’impatto appreso dal punto di vista sociale e culturale. Come ripeto, è un burqa che indossa il sesso maschile, e lo indossano tutti indistintamente, dentro la nostra testa. I canoni estetici, poi, non sono dati di fatto ma meri prodotti intersoggettivi culturalmente accettati. Questo perché esiste uno strumento dittatoriale di comunicazione nel quale l’intervento di un critico non ha modo d’essere, la TV. E nel tuo caso è stata efficace, visto che la facoltà critica si è prostrata totalmente a considerare delle convenzioni imposte dei dati di fatto. La bellezza del 500 non ha niente a che vedere con la nostra o con quella greca. Per inciso, a me di indossare la gonna non frega un ca**o, qua si sta parlando di Italia e di reazioni a certe cose, visto che si considerano le reazioni vorrei tenerle presenti tutte, non solo quelle che fanno il gioco di un determinato discorso. La teoria è valida fino a prova contraria. Ma se la prova contraria è presentata, evitiamo di forzare l’interpretazione di una prova per far ridare a tutti i costi la teoria: basta modificare la teoria. Quello contro cui il femminismo va a sbattere è lo stesso scoglio contro il quale sono andati a sbattere i cristiani davanti al modello eliocentrico durante la rivoluzione scientifica. Ora, che ci siano state delle donne grandi, come uno dei miei idoli incrollabili che si chiama Giovanna D’Arco, che senza tante rotture di palle teoriche hanno comandato un esercito prima del femminismo, rende semplicemente più difficile al femminismo spiegare il suo fallimento. È una categoria vecchia, il progresso non sta nel femminismo, ma nella potenza critica, nel pensiero divergente e in quello laterale applicato a qualsiasi questione. Come ripeto, non faccio guerre -e non battaglie come dici tu- nelle quali ho un ritorno personale, per quello esiste il lavoro o esistono gli affari: per esempio, da antispecista non capisco quale maledetto ritorno potrei avere proteggendo chi non ha la voce per rivendicare i propri diritti. Spero di essere stato chiaro, e auguriamoci di non doverci imbrazzare più entrambi, io a rispondere a cose che in un confronto do per scontate e sono già state spiegate, e tu a porre questioni che farebbero arrossire un alunno delle elementari.

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      • il concetto di bellezza (fisica) c’era nel ‘500 e c’è anche oggi e si basa sull’armonia del corpo (e no non si può ridurre tutto a “costrizione culturale” è sbagliato come lo è il riduzionismo biologico). Insisto: ci sono corpi femminili e maschili fisicamente più belli di altri (poi nessuno ti impedisce di pensare che Massimo Boldi e Anna Mazzamauro siano belli, “culturalmente” credo che non lo sarebbero stati neanche nel ‘500) questo va accettato, poi anche le persone non bellissime fisicamente possono piacere, piacersi, avere storie d’amore eccetera.
        Il resto delle cose che hai detto non hanno nè capo nè coda: ho capito solo che ti piace Giovanna D’Arco (io preferisco una figura un po’ più recente: Iris Versari, se non sai chi è cercala su wikipedia) e sei il re del pensiero libero e critico, hai capito tutto della vita e per te ammazzare una zanzara è come ammazzare un bambino.

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      • A questo mi punto ti chiedo su cosa si basi l’armonia del corpo. Ci sono stati dei tentativi, andati malissimo per altro, di rendere scientifico il canone estetico. Ma tentativi rimangono. Non esiste legge che tenga per spiegare il motivo per cui un corpo possa essere più gradevole di un altro alla vista. Il resto delle cose che ho detto non hanno nè capo nè coda PER TE, e ovviamente di cosa capisci o meno non sono responsabile. Se mi dici cosa non ti è chiaro te lo rispiego. Ti svelo un segreto: applico un metodo rivoluzionario che è quello di criticare e andare a fondo ogni questione che mi trovi di fronte. Capisco che possa essere difficile farlo quando ci si adagia su una teoria che abbia la pretesa di esaurire un argomento, ma le cose semplici non mi piacciono. Inoltre, ti avviso che la strategia dell’argomentum ad hominem con me non funziona, quindi considerami pure il re di quello che ti pare, dimostri l’inconsistenza delle tue tesi; e sì, per me togliere la vita, a prescindere dal soggetto al quale la si toglie, è un atto che dovrebbe essere punito se fatto con motivazioni che non siano di legittima difesa -anche il valore che applico alla vita è un fatto inaccettabile per motivi scientifici, o solo socioculturalmente?
        Se mi permetti il suggerimento, prova a fare un’esperimento mentale ogni volta che ti trovi davanti a qualsiasi problema: fingi di essere fuori dal mondo, reinterpreta tutto come se vedessi alcune cose per la prima volta e tu avessi a disposizione solo uno strumento per capire, la logica. Lo suggerisco a chiunque provi a cambiare le cose, denunciando qualcosa che ritiene socialmente inaccettabile, senza però poi fuoriuscire del tutto dal sistema di credenze nel quale si va a infilare. Le credenze vanno rimosse in blocco e riformulate, altrimenti si fa il gioco delle tre carte.

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      • peccato che non sia possibile nè auspicabile rimuovere tutto in blocco. Io ribadisco quel che ho scritto, non ho altro da dire

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  3. Ciao! Sono l’autrice della vignetta pubblicata, volevo ringraziarti per averla inserita in questo bell’articolo che condivido e per aver messo anche i miei riferimenti in calce… non è da tutti avere quest’accortezza ^_^

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  4. nell’articolo, tra le righe, hai scritto una emerita cavolata: “Ancora una volta nel Paese europeo col più basso tasso di occupazione femminile e il più alto per femminicidio”
    Giusto per correttezza, per non correre il rischio di introdurre qua e là bufale di disinformazione (come è stato fatto in passato con “la violenza maschile è la prima causa di morte per le donne..”)
    ….L’italia è, nella classifica mondiale dei paesi più sicuri per le donne, al quarto posto (cioè dopo Giappone, Irlanda e Grecia)

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