Joumana Haddad e i doppi standard del mondo arabo

Questo mondo (e le donne in esso) non ha bisogno di “uomini d’acciaio” artificiali. Ha bisogno di uomini veri. Sì, uomini veri, con tutte le loro debolezze, insicurezze, passi falsi e punti deboli. Uomini veri senza identità segrete. Uomini veri che non pensano di vedere più lontano di te, sentire più distintamente di te, correre più veloce di te e, cosa più importante di tutte, pensare meglio di te. (Joumana Haddad)

Superman è arabo. Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastrose (Oscar Mondadori, 2013) è un piccolo libro della scrittrice e giornalista libanese Joumana Haddad, nota anche come poetessa, che raccoglie episodi autobiografici, invettive e poesie che hanno come filo conduttore la critica dell’autrice alla doppia morale, intrisa di maschilismo e ipocrisia, che permea le società arabe, con particolare riferimento al Libano dov’è cresciuta.

joumana-haddadJoumana parla della cultura patriarcale di cui sono imbevuti gli uomini arabi, ossessionati dalla castità e dalla verginità femminile e da uno stereotipo rigido e antiquato di virilità, uomini che “confondono il rispetto con la condiscendenza, il sostegno con la repressione e la solidarietà con un’offensiva pacca sulla spalla“. L’autrice esorta gli uomini a liberarsi di questi pregiudizi, di queste maschere da Superman che producono non solo oppressione, ma soprattutto rapporti insinceri fra uomini e donne, costretti a mostrare gli uni alle altre solo la facciata di decenza imposta dalla società, negando i loro veri desideri e sentimenti, per mostrarsi per quello che sono, i Clark Kent, normali, vulnerabili, umani. “I maschi, invece, hanno paura. E sono sensibili. E’ questa la realtà. E hanno il diritto di essere spaventati, hanno bisogno di accettare la loro sensibilità e di rifiutare l’ideale controproducente di Superman. Solo così potrà avvenire un vero cambiamento nelle dinamiche di relazione: spezzando le forme e gli stereotipi che già stanno scomparendo”.

In effetti la situazione in Libano che emerge da questo libro è molto simile a quella italiana: uomini che disprezzano la sessualità femminile e pretendono di reprimerla, aspettandosi che le donne si conformino al modello della “brava ragazza”, e poi cercano ed esigono corpi levigati e oggettificati su cui consumare le proprie fantasie, che poi condanneranno in pubblico, gli stessi pregiudizi, le stesse aspettative che gravano sulle donne italiane, e ancor meno libertà di quella che noi abbiamo faticosamente e precariamente conquistato.

Noi libanesi non siamo “cittadini”, non finché continueremo a chiederci l’un l’altro, ancora al giorno d’oggi, “Di che religione sei?”. Non finché continueremo a diffondere settarismo, a disprezzare “l’altro” (chi sia mai questo altro, me lo domando) e a mettere in pratica sciovinismo e discriminazione. Non finché saremo un’accozzaglia di confessioni, e non una nazione. Non finché la vita politica di questo paese continuerà a essere governata secondo le affiliazioni religiose dei suoi leader. (Joumana Haddad)

Joumana racconta come la sua vita e la sua crescita siano state segnate dalla triade sesso-potere-religione, dove ogni anello è strettamente legato agli altri nel creare la catena dell’oppressione delle donne, che parte dalla negazione del loro essere creature sessuali, negazione che ha le sue radici nel patriarcato ed è rafforzata dalla religione (sia islamica che cattolica, secondo l’autrice che le ha vissute entrambe), e che contribuisce a tenerli in vita. La storia di Joumana è quindi quella di una ragazza ribelle, che trova nell’esplorazione della sessualità – e nei numerosi incontri con uomini incapaci di trattarla alla pari, a letto e fuori – il punto di partenza della sua ricerca, che la condurrà a diventare una femminista e un’atea. La libertà sessuale, per lei, è un presupposto per ogni reale emancipazione, sia nel repressivo mondo arabo che nel “progressista” mondo occidentale, insieme alla laicità.

Joumana

Nonostante la complessità dei temi trattati (che non voglio rovinare descrivendo qui nel dettaglio), l’articolazione in capitoli brevi e la scrittura brillante e coinvolgente dell’autrice rendono Superman è arabo una lettura agile, che si divora in poche ore e su cui, almeno nel mio caso, si torna più volte, per assaporare le poesie, per cogliere le sfaccettature delle invettive e per sottolineare le citazioni più eloquenti. A proposito, molte di esse sono raccolte nella voce dell’autrice su Wikiquote, l’antologia di aforismi e citazioni “sorella” di Wikipedia, come piccolo assaggio di un libro delizioso.

All’inizio fu una parola; una parola che salvò una ragazzina dal soffocamento; una parola che la salvò completamente; la stessa parola che le insegnò a sognare a gridare, nella mente e sulla carta; la stessa parola che ora è tatuata in arabo sul braccio destro della donna che è diventata; la stessa parola che la aiuta a rialzarsi ogni volta che inciampa e cade in ginocchio; la stessa parola che l’attenderà alla fine del viaggio, luminosa come una scoperta infinita. Perché come Éluard, e molti altri nel suo mondo arabo e sulla faccia della Terra, quella ragazzina è soltanto un essere umano che è nato per conoscerti/e per chiamarti/Libertà. (Joumana Haddad)

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...