Contraccezione in Italia: troppo costosa e poco accessibile

L’Italia fatica ad essere un Paese moderno. I dati dell’utilizzo dei contraccettivi in Italia continuano a registrare una bassa diffusione della contraccezione moderna tra le donne e gli uomini del Paese, fatta eccezione la Sardegna dove il 30% delle ragazze fa uso di contraccettivi ormonali, percentuale più alta anche della media europea (24%).

Veniamo ai motivi della bassa diffusione dei contraccettivi più conosciuti. False credenze sulla pillola, sul preservativo ecc… tengono lontane molte persone dal loro utilizzo. Se il preservativo viene accusato di ridurre il piacere sessuale (in giro ce ne sono di diverso tipo) e la pillola viene accusata di far ingrassare, il gioco è fatto. Un problema di scarsa informazione sessuale è causa di questi pregiudizi ma è anche diffusa tra le ragazze l’idea di non sapere come si usa la pillola. Per non parlare delle immotivate vergogne tutte culturali che impediscono i giovani a procurarseli.

Disinformazione sessuale, sessismo, stereotipi di genere e bigottismo, problema italiano. Però non è solo un problema di scarsa educazione sessuale quello che tiene lontane molte persone dai contraccettivi. Certo, l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non disporre di insegnamenti scolastici obbligatori per supplire alla scarsa educazione sessuale che i genitori danno ai ragazzi/e. E questo è un problema, causa di un boom di gravidanze indesiderate, anche tra minorenni.

Proteggersi durante la crisi economica. La contraccezione in Italia, rispetto ad altri paesi europei, sarebbe costosa e poco accessibile, soprattutto per i più giovani e le donne, categorie più disoccupate e precarie. (Senza contare che le donne, già economicamente discriminate non possono farsi carico di costi così elevati). Se le pillole più sicure costano intorno ai 15 euro e ogni mese una ragazza, specie giovane e disoccupata, dovrà farsi carico di questa spesa, come sarà possibile garantirne un accesso più diffuso?

Fare sesso non è diritto in Italia. Le uniche pillole rimborsabili, infatti, sarebbero quelle di “terza generazione” che, secondo alcuni casi recenti, sarebbero anche pericolose. Insomma, quelle più vecchie e più sicure te le devi pagare interamente. Inoltre, in Italia, la pillola continua ad essere uno svantaggio per le donne perché divise tra lavoro e cura domestica non hanno tempo a prendere un contraccettivo che richiede lunghe file dal medico e costanza, dunque pensato per donne più emancipate ed è anche questo uno dei motivi che inducono molte italiane a non scegliere questo contraccettivo.

Di profilattici femminili nemmeno a parlarne. Molte farmacie italiane nemmeno li vendono e se vuoi trovarli dovrai cercare nei sex shop (non tutti li hanno) oppure su internet. Ad una cifra di 7,50 per tre o quattro profilattici. Eppure sarebbero utili perché le donne per conformazione fisica sono più soggette alle malattie sessuali e anche perché  poche riescono ad imporsi ai tantissimi uomini che ancora si rifiutano di usare quello maschile. Ma quanto costa il preservativo maschile? In Italia ci sono tantissime marche ma i prezzi sono comunque troppo alti. Un pacchetto di sei profilattici ti viene a costare intorno agli 8-9 euro, fino ai 15 per chi vuole fare la scorta o la marca più buona. Un prezzo troppo alto per il loro fine, che sarebbe quello di prevenire l’HIV. Molte volte se n’è parlato anche a livello politico di abbassare il prezzo o di inserire i distributori nelle scuole, ma si sono levate troppe voci contro, mentre in molti paesi europei i contraccettivi li distribuiscono anche gratis nelle scuole e nei consultori (mentre qui, questi ultimi, chiudono per mancanza di fondi o sono cattolici).

In Italia esisterebbero anche metodi contraccettivi alternativi ma sono poco conosciuti o meno accessibili.

  • La spirale (IUD) , uno strumento anticoncezionale consistente in un piccolo dispositivo di plastica che viene sistemato all’interno dell’utero, dura cinque anni ma costa  € 211.00 (Mirena). Quella in rame dura anche dieci anni, sui 100 euro. Ai costi si aggiungono quello del ticket perché te lo può inserire solo un ginecologo. Però, considerando la durata, non è il prezzo a far preoccupare maggiormente. In Italia, spesso, anche se contro la legge ci sono medici che praticano lobiezione di coscienza anche per i contraccettivi, la spirale è uno di questi.
  • Diaframma: Fa parte dei metodi di barriera ed è in lattice o caucciù, fissata su un anello flessibile che la donna colloca sul fondo della vagina. Il materiale di cui è costituito è più resistente rispetto a quello del preservativo. La sua funzione è quella di ricoprire il collo dell’utero e creare una barriera che impedisca il passaggio degli spermatozoi. Al diaframma viene associata una crema spermicida, che ne aumenta la sicurezza contraccettiva. Costo: 45 euro circa.
  • Spermicidi: Si usano solo in aggiunta agli altri metodi anticoncezionali (come diaframma o spirale). Si tratta di un’ampia categoria che comprende creme, gelatine, ovuli, schiume la cui funzione è quella di immobilizzare gli spermatozoi dopo l’eiaculazione in vagina. In italia sono costosi e poco commercializzati.
  • Anello vaginale: E’ un anello trasparente e flessibile fatto di un materiale atossico e biocompatibile che deve essere inserito in vagina. Viene considerato un contraccettivo a basso dosaggio in quanto contiene due ormoni sessuali femminili (estrogeno e progesterone), che vengono rilasciati lentamente nel sangue durante tutto il ciclo. Il suo utilizzo deve essere preceduto da una visita ginecologica durante la quale lo specialista illustra le modalità di inserimento e rimozione dell’anello in vagina. Costa 18 euro circa e dura 28 giorni.
  • Cerotto transdermico:  Si chiama transdermico, in quanto le sostanze contenute nel cerotto passano nel sangue attraverso la pelle, ed è considerato un metodo ormonale. Si tratta di un cerotto sottile, di forma quadrata, che contiene due ormoni sessuali femminili (estrogeno e progesterone). L’utilizzo deve essere preceduto da una visita ginecologica. Va applicato sulla pelle pulita delle natiche, dell’addome, dell’estremità del braccio, mai sul seno o sulla pelle irritata, il 1° giorno del ciclo mestruale. Deve essere sostituito ogni 7 giorni con un nuovo cerotto. Costo: 12,50 per tre cerotti.
  • Bastoncino sottocutaneo: Commercializzato sotto il nome di Nexplanon. Contiene etonogestrel, un progestinico che inibisce l’ovulazione come fanno tutti gli altri contraccettivi ormonali. È senza estrogeno, quindi adatto anche a donne che non possono usare la pillola per vari motivi. Viene inserito, dopo una piccola anestesia locale, sottopelle da un medico che deve essere esperto nella metodica. Dura tre anni ed è più sicuro della pillola e poi permette di avere una vita sessuale più spontanea. Il costo si aggira sui 300 euro e non tutti i medici sono pratici nel metterlo.
  • Isterectomia, legatura tube e vasectomia: Sono contraccettivi permanenti, detti “sterilizzazione”. Uno consiste nell’asportazione dell’utero e l’altro nell’asportazione nella legatura dei dotti dove esce lo sperma, rendendo l’uomo sterile. Nella donna, anche la legatura delle tube è un metodo contraccettivo permanente. Tuttavia, in Italia troppi medici sono obiettori di coscienza e si oppongono a queste operazioni (sono legali ma mancano leggi chiare) che spesso vengono scelte da persone childfree oltre che per problematiche legate a troppi parti, la salute del feto o della madre. Inoltre, sono tante le resistenze maschili sulla vasectomia in quanto le credenze che riduca l’erezione e il piacere sono forti. Nessuna di queste operazioni compromette la vita sessuale. Leggi QUI il caso italiano.

Contraccettivi scambiati per metodi abortivi. Sono i contraccettivi di emergenza che rappresentano il problema più grave nel nostro Paese poiché, nonostante la loro utilità, la loro accessibilità è resa problematica. I farmaci sarebbero due: EllaOne (la pillola dei cinque giorni dopo, costo 35 euro) e NorLevo (la pillola del giorno dopo, costo intorno agli 11 euro). La loro inaccessibilità è rappresentata fondamentalmente dall’obbligo di prescrizione medica e dall’obiezione di coscienza che viene praticata illegalmente da farmacisti e medici di strutture pubbliche. Così tante donne sono costrette a girare a vuoto rischiando di ridurre l’efficacia del farmaco che è appunto “di emergenza”, ossia necessario dopo un rapporto a rischio. Certo, per la prescrizione ci si potrebbe rivolgere al medico di famiglia ma se è in ferie? E poi sarebbe meglio prenderla immediatamente dopo il rapporto non protetto.

Inoltre, in Italia, per acquistare il farmaco, è obbligatorio avere la ricetta non ripetibile (e fare file lunghe come per gli altri contraccettivi non di barriera), mentre per la pillola dei cinque giorni dopo (qui commercializzata dal 2011) ci vuole, inoltre, ancora un test di gravidanza che non serve a nulla*. Questa caratteristica disposta per legge è unica in Italia nel mondo. Questo è molto triste perché rende il farmaco ancora più inaccessibile poiché il test di gravidanza è costoso e non è disponibile in molti ospedali (oltre ai lunghi tempi). Un dramma che si aggiunge all’alto numero della pratica dell’obiezione di coscienza in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

*Piccola nota: Nel 2014, l’Ue ha chiesto ai paesi membri di facilitare l’accesso alla contraccezione di emergenza abolendo l’obbligo di prescrizione entro il 2015.
Recentemente, in Italia, l’Aifa ha imposto l’abolizione della ricetta, ma solo su EllaOne e solo per le maggiorenni (eccezione nell’Ue) e l’abolizione del test di gravidanza. Una decisione che aspetta però di entrare in vigore, attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Insomma, un momento di piacere come il sesso si trasforma in un incubo, soprattutto per le donne. Un fattore che va ad aggravare la condizione femminile nel nostro paese, fatta già di discriminazioni pesantissime e di violenze.

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12 comments

  1. Secondo le ultime decisioni, ora la pillola dei 5 giorni è acquistabile senza ricetta per le maggiorenni. Chiaramente esiste una incongruenza, perché quella del giorno dopo continua ad avere l’obbligo di prescrizione.

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  2. Senza contare i pregiudizi che hai citato all’inizio… una volta mi è capitato di comprare dei preservativi al supermercato (ero da sola: visto che il mio compagno e io non viviamo nella stessa città cerchiamo di alternarci per quanto riguarda l’acquisto dei contraccettivi). Il cassiere non mi ha nè guardata in faccia né risposto al saluto e una signora in fila dietro di me ha continuato a borbottare per tutto il tempo, terminando con un “che vergogna!” ben udibile. Temo che se mi fossi trovata in compagnia del mio ragazzo la scena sarebbe stata differente. Io personalmente me ne frego altamente, visto che si parla della MIA salute sessuale che a queste persone non deve minimamente interessare, ma posso immaginare come potrebbe sentirsi una ragazza più sensibile e insicura, nel momento in cui si trovasse in una situazione simile, non la aiuterebbe certo a ripetere l’esperienza, portandola a fare affidamento esclusivamente sul proprio partner, limitando quindi la propria capacità di gestire la propria sessualità…

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    • Già hai ragione…quando ho scritto l’articolo citando il sessismo ho pensato appunto ad una mia situazione simile accaduta qualche anno fa..

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  3. Anni fa, ad un mio collega che aveva avuto il quinto figlio, decisi di regalarli una confezione di 144 preservativi, mi sembra che erano questi: http://www.kondom.it/pamitex-xxl-blu-natural.html
    Io ingenuamente andai in farmacia a chiedere una confezione grande, mentre ero li che sceglievo, cominciai a sentirmi osservata, tutta la farmacia si era fermata ad osservare me. Avrei voluto dire:- stò organizzando una festa. – ma in realtà poi, mi sono giustificata, un pò imbarazzata ho spiegato la situazione.. e questa cosa mi ha dato molto fastidio, non tanto il doversi giustificare ma il fatto che io mi sia giustificata..

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  4. All’elenco si può aggiungere il test di gravidanza.
    Quello urinario è il test più utilizzato in Italia, permette di rilevare la presenza dell’ormone HCG presente nelle urine, grazie ad anticorpi che reagiscono positivamente o negativamente, attraverso la comparsa di un segno specifico.
    Questi test si possono comprare in farmacia o al supermercato, e hanno un costo che si aggira tra i 7 e i 12 euro quelli del superercato 15 e 20 euro in farmacia. Molte ragazze scelgono di non comprarli in caso di un ritardo che ne giustifichi l’uso, per via del costo elevato e per paura degli sguardi giudicanti al momento dell’acquisto.
    Tutto ciò non è accettabile, e i test dovrebbero essere gratuiti o comunque maggiormente accessibili.

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