Ennesimo stupro e slut shaming. Lui è italiano, lei straniera: la colpa è della vittima!

Dopo i fatti più famosi di Montalto di Castro e San Martino di Taurianova, accade un fatto simile: una studentessa universitaria viene violentata da un conoscente dopo una festa e non tardano a farsi sentire parole sessiste, nonostante abbia subito una grave violenza.

Le telecamere e le lesioni confermano la violenza ma per la stampa e i paesani la vittima è solo una bugiarda, una puttana che si è pentita di esserci stata o una puttana che se l’è cercata perché ubriaca e in minigonna, mentre lui, malgrado sia stupratore e faccia parte di una famiglia mafiosa è un bravo ragazzo che voleva avere un rapporto sessuale con lei. Il fatto è accaduto all’inizio dell’anno.

Il centro antiviolenza dedicato ad una ragazza violentata e uccisa, Roberta Lanzino, denuncia l’ennesimo episodio di slut-shaming; un fenomeno che porta a disprezzare le donne che vengono violentate, quelle che si prostituiscono o che hanno una vita sessuale libera. O semplicemente quelle sospettate di non essere”ragazze serie” per come vestono, per la loro nazionalità (sulla base di stereotipi), o per le proprie abitudini considerate troppo libere.

Un episodio vergognoso che dimostra come ancora oggi siano diffusi i pregiudizi contro le donne che denunciano uno stupro. Una mentalità che ancora oggi costringe tante donne al silenzio. Fosse straniero e lei italiana le cose sarebbero andate diversamente…

Riporto un reblog:

Rende, provincia di Cosenza: una donna denuncia uno stupro. Non appena diffusa la notizia, come sempre, la vox populi promuove processi sommari nei confronti della donna che denuncia. Il Centro antiviolenza Roberta Lanzino è intitolato a un’altra donna vittima di violenza maschile, e intorno a cui ruota un processo simbolo, davvero emblematico.
E dalla vicenda di Rende prende spunto per parlare di un fenomeno frequente.

Quello per cui, in caso di stupro, l’imputato non è (o non è solo) lui – l’accusato del fatto; ma ancor prima l’imputata è lei.
Al microscopio vanno dunque i suoi lati sospetti, le sue abitudini, il suo modo di vestire (in questo caso: di origini russe… era ubriaca.. ecc).
Copioni che si ripetono! e in nome di giusti principi… è giusto che i bravi ragazzi siano trascinati nel fango da donne bugiarde?
E così, chiedendo a gran voce (e a ragione) che, riguardo al presunto colpevole, non si sbatta “il mostro” in prima pagina, ma si attenda l’esito del processo, in genere molti il verdetto nei confronti della ragazza lo pronunciano senza indugi ed è: colpevole.
Nel caso di Rende, come sempre, il giovane accusato dice: “si, sono stato con lei ma senza abusarne”. Purtroppo per lui, le telecamere però l’hanno ripreso mentre si infila furtivamente nel portone, immobilizza la ragazza e la violenta (e che sia stataviolenza lo dimostra anche il referto medico delle lesioni), e infine addirittura si pulisce con la sua sciarpa. E infine l’indiziato immortalato in queste immagini, il bravo ragazzo falsamente accusato dalla solita troietta che si sbronza, ci sta e poi si pente e ti rovina la vita, risulta avere legami non rassicuranti con la ‘ndrangheta.
Déjà vu che continuano a ritornare.. riportandoci alla memorabile lezione di “processo per stupro”: La vittimizzazione secondaria si basa su meccanismi che si chiamano slut-shaming e victim blaming) ed è una dinamica sociale che si ripete ancora troppo spesso. Una sorta di lapidazione collettiva nei confronti delle donne che denunciano violenze, perché le parole possono essere pietre, lo sappiamo – quindi è necessario non sorvolare. “Se per affermare la colpevolezza dell’uomo aspettiamo che il processo abbia luogo e si analizzino fatti e prove, la colpevolezza di lei – dicono le donne dell’associazione Roberta Lanzino – è già decisa dalla voce maggioritaria dell’opinione pubblica, avvalorata di solito dalla (presunta) evidenza dell’immoralitàdi lei, della sua faciloneria, della minigonna troppo corta, del tasso alcolico troppo elevato, dell’accento troppo straniero, del borsellino troppo vuoto, finanche della bellezza non proprio evidente (leggi; è anche brutta chi mai la toccherebbe. E se così fosse, dovrebbe ringraziare per le attenzioni).

Il tutto contrapposto alla solida moralità e irreprensibilità di quel caro bravo ragazzo. A meno che, talvolta, non abbia anche egli un accento troppo straniero e un borsellino troppo vuoto”.

La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale trasversale ed  è una violazione dei diritti umani. Eppure nella coscienza collettiva non matura quel cambiamento che possa far abbandonare i pregiudizi nei confronti di tutte coloro che la denunciano e la rivelano. Vedi anche: Stupro a Rende, di Nadia Somma

L’articolo:

 SCUSE-STUPRO
Annunci

Un commento

  1. Sarebbe il caso di iniziare a pensare di punire quegl’organi di informazione che attuano simili linciaggi mediatici, inserendo una responsabiltà civile e penale nei confronti di quei giornali o Tv che influenzano e mettono alla gogna troppo spesso le vittime di crimini sessuali, specie se donne, scavando in cerca di dettagli torbidi, motivi a ritroso per poter dire “ah beh tanto vittima non è allora”

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...