Alessia è stata uccisa perché lesbica?

Un giallo che ha sconvolto il padovano. Ennesimo femminicidio che come da copione vede una donna uccisa da un uomo che poi si toglie la vita dopo aver compiuto il gesto. Non dal marito, non dal compagno ma dal padre. Poco importa, siamo per l’ennesima volta di fronte alla materializzazione dell’idea della donna come proprietà dell’uomo sulla quale egli può disporre della propria vita.

Si pensava che l’avesse uccisa perché gravemente malata o perché volesse farla finita in quanto vedovo e anche questo non può dare potere ad un padre di decidere della vita della figlia. Ma ci sono ombre oscure su quell’omicidio-suicidio. Ci sarebbe dell’altro di fronte al quel teribile delitto, anche perché il medico di Alessia ha dichiarato che era sana.

Un amico della vittima, anch’egli originario di San Giorgio delle Pertiche, riporta al Mattino di Padova delle dichiarazioni sconcertanti:

«Alessia Gallo è morta perché era lesbica. Dopo quel che è successo non si può ignorare questo conflitto familiare che esisteva e per Alessia era un problema serio. L’ha confidato a me».

L’amico della ragazza, gay dichiarato solo dal 2009, racconta come è difficile essere gay nel suo paese e come egli avesse subito un’aggressione omofoba proprio dal padre di Alessia. “Frocio di merda, spero che un tir ti metta sotto”. In un’altra occasione lo aveva spinto con violenza.

«Non voleva che fosse così. Lei aveva portato a casa l’amica con cui diceva di avere un rapporto speciale, ma lui non voleva neanche vederla. […]È stata lei ad avvicinarmi in un bar del paese. Evidentemente conosceva la mia storia, perché lì a San Giorgio tutti sanno quanto ho dovuto lottare per dichiarare apertamente i miei sentimenti. Ricordo ancora come si è liberata di tutto ciò che aveva dentro. Mi ha detto che aveva un rapporto “speciale” con un’amica. Ho colto la sua sofferenza, ho percepito tutto il disagio che stava vivendo. In quell’occasione mi ha parlato del rapporto difficile con il padre»

Un rapporto difficile. Il padre avrebbe voluto diventare genero, vederla accanto ad un marito e avere dei nipoti. La lesbofobia, come l’omofobia, è un atteggiamento che si fonde a sentimenti sessisti. Colpisce tutte quelle persone che non si adeguano al ruolo sociale prescelto in base al genere di appartenenza. Nel caso delle lesbiche, l’essere madri, l’essere mogli… Ad esempio, l’idea della donna come moglie e madre è talmente diffusa in Italia che perfino una giovane donna che si allontana da casa per lavoro o per viaggio anziché sposarsi o stare accanto al proprio uomo e diventare mamma, viene mal etichettata da una parte della società e accusata di essere un cattivo esempio per le donne.

Se sei lesbica è anche peggio. Le lesbiche ai tempi dell’Olocausto nazista venivano marchiate col triangolo nero e messe assieme agli anarchici, ai pazzi, ai criminali e alle prostitute (gli asociali). Perché le donne lesbiche vengono considerate non solo devianti ma anche reiette e pericolose per la società.

Per sopportare l’esistenza dell’omosessualità femminile l’immaginario maschile si è dovuto inventare la pornografia lesbo e immaginarle come oggetto di desiderio. Perché una donna che esclude l’uomo dal rapporto non viene tollerata dalla società, viene considerata inutile. Non è un caso che le donne che cercano piacere sessuale per se stesse vengono considerate puttane, subendo un forte slut shaming. E l’idea che una donna possa avere delle scelte sessuali è fortemente disapprovato, ancor peggio se non includono l’uomo, tacciate di misandria. Vedi stereotipi sulle lesbiche.

Per questo motivo l’omosessualità femminile è diventata anche una questione politica e molti collettivi femministi italiani chiedono diritti per le donne lesbiche. Perché i diritti e le voci delle lesbiche sono invisibili anche in movimenti italiani per i diritti LGBTQI i quali citano solo l’omosessualità maschile e l’omofobia sugli uomini.

La lesbofobia esiste ma è più sottile e  anche quando diretta è più sommersa. Per lo stesso motivo, sono meno le donne LGBT che fanno coming out rispetto agli uomini LGBT.

Per lo Stato Italiano, anche se mostra più omofobia verso gli uomini, le lesbiche sono malate.  Lo dice il modulo “Icd9-cm”, ossia l’elenco ufficiale delle patologie varato per decreto dal ministero della Salute. A pagina 514, capitolo 302, paragrafo “0”, è inserito il “lesbismo egodistonico”, classificato come malattia per gli enti pubblici, per l’Inps che sulla base di quegli elenchi certifica disabilità e invalidità, per Comuni e Regioni, ospedali e istituti di previdenza. Eppure la lista è stata aggiornata nel 2007 e poi ratificata, senza correzioni, dal ministro del Pdl Ferruccio Fazio nel 2009.

Una dimenticanza? L’Espresso dichiara che basta telefonare all’Inps e domandare: “Scusi, dottore, qual è l’elenco delle malattie che usate per le pratiche?”. Un gentile dirigente conferma che è proprio il famigerato “Icd9-cm”.

Mentre molti paesi europei-e del mondo-stanno facendo molto per dare diritti alle persone LGBTQI, l’Italia continua da una parte a negare diritti e tutele. In un clima simile c’è da aspettarsi la crescita di episodi omofobi. Nelle strade, nelle istituzioni e perfino nelle famiglie. Per non parlare del trend dei suicidi di giovani ragazzi omosessuali. Ogni giorno le cronache registrano episodi agghiaccianti contro gli LGBT. E gli autori sono perfino le istituzioni.

– A Modena, al liceo Selmi due anni fa un ragazzo è stato costretto a cambiare scuola per il bullismo a causa dei suoi atteggiamenti considerati “femminili”, e anche per questo è nata l’idea di organizzare un incontro con l’Arcigay. Ma la preside Luciana Contri ha deciso di porre il veto: prima chiedendo un contraddittorio, cioè la partecipazione di un cattolico del Ceis accanto all’associazione portavoce della comunità Lgbt, poi, quando gli studenti si sono opposti, escludendo i minorenni dall’incontro. Infine, autorizzando l’assemblea del 31 marzo, ma senza Arcigay.

-Le sentinelle in piedi hanno ancora manifestato nelle piazze per dire no alle famiglie gay e sì a quelle eterosessuali. Peccato che in Italia non è permesso ad un omosessuale farsi una famiglia.

– Al rientro dal week end pasquale, su un treno Fou Savant, redattrice di LezPop stava per scendere alla sua fermata quando un gruppetto di ragazzi vedendola ha esclamato «chissà di che sesso è questanon potrà fare a meno dei vibratori». Il gruppetto la segue e continua: « se avessi una ragazza simile a letto ci avrei sboccato addosso». Ennesimo attacco omofobo che dimostra come maschilismo e omofobia siano legati tra loro: la donna deve essere etero e femminile poi però se lo è troppo “è troia e merita insulti  e molestie sessuali”. 

Se questo delitto è avvenuto veramente per motivi omofobi, si tratta di una cosa gravissima. L’ennesimo episodio che conferma quanto in Italia sia difficile essere LGBT, responsabile anche una classe politica ancora troppo omofoba.

Così mentre tutti i programmi educativi attuati per insegnare il rispetto della diversità e dell’uguaglianza di genere vengono boicottati, mentre molta gente parla di lobby gay, le persone LGBTQI continuano a subire violenze e discriminazioni.

Non siamo in Russia, non siamo in Sudafrica, indignamoci quando queste cose accadono anche a casa nostra. Siamo ben lontani da essere un paese “europeo” che offre diritti umani.

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