Il corpo appartiene alle donne e lo ripeterò all’infinito!

«La moglie sottomessa è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite».

Credete siano le dichiarazioni di un miliziano dell’Isis o parole trovate nel manuale della donna-schiava, uno di quelli riportati nelle nostre cronache per fare le pulci a culture barbare altrui?

Eh no, queste sono le parole di Mario Adinolfi, un giornalista cattolico. Italiano. 

Sicuramente tutti lo conoscete benissimo, dunque sapete di chi sto parlando. Fondatore del giornale cattolico “la Croce” si oppone all’insegnamento della parità di genere e di orientamento sessuale nelle scuole, parlando di dittatura del genere.

Lui vorrebbe una società in cui le donne fossero sottomesse agli uomini. Il problema fondamentale è che benché possa essere considerato un coglione, in Italia ha dei seguaci, gli stessi che si uniscono alle stesse idee propagandate da Costanza Miriano, autrice del libro “Sposati e sii sottomessa”.

Ed è questo grande numero di seguaci a spaventarmi sul serio. Lui parte analizzando la parola sottomessa, ossia “messa sotto” e questa sua opinione viene condivisa da molti, perché lo sappiamo benissimo che a dispetto di ciò che dicono, l’Italia è ancora un paese molto maschilista.

Un paese maschilista che, appunto, in quanto tale detiene dati molto alti di violenze domestiche. Non è un caso, quanti episodi come questi si traducono nell’idea stereotipata che molti uomini italiani hanno delle donne?

Io mi sono permessa di fare un po’ humor nero sulla sua affermazione alla lettura di un recente caso di tentato femminicidio, ossia quello dell’uomo che ha investito con la macchina la sua ex fidanzata, il quale se fosse così si tratterebbe quasi di un prendere alla lettera le parole di Adinolfi : non è sottomessa, ora la metto sotto!

Questa battuta un po’ amara per far comprendere come queste idee trovino consenso in un contesto fortemente patriarcale come il nostro: l’Italia.

Un Italia che si scopre maschilista anche dopo aver appreso la notizia del ritorno delle due attiviste rapite in Siria e che dunque arma la penna di chi ancora una volta usa il sesso per umiliare le donne. Falsi giornali che alterano articoli di giornali che riportano le dichiarazioni di Greta e Vanessa diffondendo la bufala che le due ragazzine avrebbero fatto sesso coi loro rapitori.

Ovviamente gli italiani sessisti non vedono l’ora di sentire queste false voci di corridoio per essere motivati ad etichettare le donne con epiteti maschilisti quali “puttana” e sinonimi contro ognuna di noi che esce dalla cucina, anche se insulti di questo tipo si sono diffusi anche ben prima della bufala, accompagnati a commenti come questo:

mia
MIA FIGLIA, non MIO FIGLIO…cosa è altro se non legato all’idea della passività femminile e vulnerabilità femminile (bisognosa di protezione) quando un uomo chiama all’autorità del padre per controllare la vita delle figlie?…violenza sulle donne

Poi c’è chi alle bufale addirittura ci ha creduto davvero.

Chi scrive bufale è ben conscio del contesto in cui vive. Ovviamente un articolo sessista in un contesto sessista sarà virale come un boomerang.

L’Italia è fortemente contraria che le donne abbiano dei rapporti sessuali, dunque il modo che funziona di più per colpire la donna è nella sua moralità sessuale e questo lo abbiamo visto anche nel caso della Cristoforetti, Boldrini o nel parlare di donne criminali.

E’ un comportamento che deriva dalla cultura dello stupro e che ha radici molto antiche. Sia lo stupro che l’accusa di prostituzione, venivano usate per “disonorare le donne”, quando ancora l’onore legato alla sfera sessuale femminile era molto forte e la donna doveva arrivare casta all’altare.

Per impedire ciò allora, la maldicenza e lo stupro, erano e sono tattiche ancora oggi in uso nelle società patriarcali.

E se abbiamo perfino un vice presidente del Senato che rafforza questa cultura tweettando l’insinuazione, la questione si fa ancora più grave perché dimostra quanto il sessismo non è solo un fatto privato ma è anche un problema istituzionale, come si è visto anche durante il ventennio Berlusconi. L’azione di Gasparri è talmente grave che ha fatto il giro del mondo.

Come dice Bufale Un tanto al Chilo:

L’Italia, finché sarà questo il livello, merita di essere il fanalino di coda dell’Occidente.

Torniamo ad Adinolfi. Lui è un individuo ma rappresenta anche un’agente sociale, un medium di massa. E’ direttore di un giornale e perciò non essendo una persona comune. Comunicando “cultura” è molto grave ciò che afferma anche perché gli italiani hanno il vizio di prendere come acqua santa ciò che viene dai media e questo lo abbiamo visto da come hanno abboccato alle bufale.

In un paese fortemente maschilista, con una scarsa alfabetizzazione sessuale e con un’idea della sessualità femminile come un aspetto che va represso, un’affermazione come“Sono contrario ai preservativi, non li uso e sono contrario. Abbassano il piacere e interrompono il momento.  La soluzione alle malattie è la sessualità responsabile. Sono contrario anche alla pillola del giorno dopo” , è molto grave.

In un paese dove molti uomini sono restii all’uso del profilattico e dove poche ragazze usano la pillola, queste sono parole minano il progresso.

Minano il progresso perché oltre alla scarsa alfabetizzazione sessuale, in Italia, sono presenti una laicità debole e una forte ideologia sessista che non consente alle donne di avere più potere decisionale nella coppia e inoltre il sesso non protetto può portare a malattie sessualmente trasmissibili.

Adinolfi non fa altro che riproporre l’idea comune per il quale il sesso non solo è considerato ancora un tabù ma è considerato un piacere prettamente maschile. Il corpo femminile, per contro, è considerato un oggetto sessuale e una macchina da riproduzione.

Dunque le donne, come dovere dovrebbero in primo luogo quello di fare figli. E’ un’idea ancora radicata nel nostro paese tanto che le donne non madri ancora oggi sono viste con sospetto. Ma la stigmatizzazione peggiore la riceve chi decide di non avere un solo partner o un partner fisso.

Questo perché la donna è considerata unicamente come oggetto o come sposa. Una violenza verbale altissima e incivile verso le donne che non vogliono sposarsi o non vogliono avere una relazione fissa per avere il permesso (eh si è così) dalla società di avere rapporti sessuali con l’altro sesso.

piglia
Tratto da “La friendzone non esiste”

I social network sono luoghi in cui questa cultura misogina viene manifestata con più liberamente. Immaginiamo che un popolo di un fantomatico Pianeta X, luogo dove si gode la parità di genere, leggesse questo commento. Cosa penserebbe?

Lo stesso che molti occidentali pensano dei talebani che vietano alle donne di guidare, di vestirsi come vogliono, di avere partner prima del matrimonio. Insomma, per farla breve penserebbero che l’Italia è un paese retrogrado.

Retrogrado perché non permette alle donne di avere rapporti sessuali e di provare piacere sessuale con chi vogliono. Barbaro perché non ci consente di autodeterminarci e barbaro perché considera le donne come un oggetto alla pari di un auto, la quale se usata vale di meno. Barbaro perché considera le donne come oggetti sessuali nati esclusivamente per il piacere dell’uomo, ragion per cui se hanno la vagina poco elastica non sono più buone come mogli. Non è per lo stesso motivo che in Africa le donne vengono cucite?

Ora non è che bisogna essere alieni per capirlo. Non mi sembra nemmeno un ragionamento diverso da quello di un talebano, di un jihadista o chicchessia.

Basta analizzare il commento per comprendere che la mentalità italiana è ben lungi dall’essere civile. Penso sia anche una questione di scarsa educazione sessuale. La vagina è un organo elastico, dunque non rimane larga dopo rapporti sessuali frequenti, altrimenti dovremmo sostenere la stessa cosa anche per quelle donne che hanno rapporti frequenti con lo stesso uomo.

Perché chi ha rapporti frequenti con lo stesso uomo non viene investita da tali stereotipi? Questo discorso non è simile a quelli che pretendono la donna vergine e asessuata e poi dev’essere per forza disponibile col marito? O moglie per forza, come se le donne dovessero tutte sposarsi.

L’occidente che con il suo suprematismo colonialista critica le culture diverse dalla nostra, (poi spiegatemi sta diversità visto che sono comunque patriarcali!), tra l’altro con un passato in cui quelle usanze oggi accreditate ai terroristi erano la norma, ancora oggi pratica in silenzio pratiche tribali all’interno degli ospedali.

In occidente si pratica l’episiotomia durante il parto, la quale consiste nel tagliare la donna tra la vagina e il perineo, molte volte senza nemmeno chiederle il consenso. Questo comporta anche dolori sessuali a lungo termine, dovuto alla cicatrizzazione del tessuto. Perché la donna è solo una madre e chissenefrega del resto.

Ma non solo.  In Francia si chiama “punto del marito” e consiste nella cucitura doppia della vagina in modo che rimanga bella stretta, per salvaguardare il piacere sessuale del marito. Ci sono donne che dichiarano di provare dolore durante i rapporti a causa di queste pratiche. Una sorta di odierna infibulazione all’occidentale, con la differenza che non è per salvaguardare la castità, solo che ti farà diventare casta dal dolore!

In Italia non so se lo praticano ma si leggono dichiarazioni impressionanti di donne che hanno subìto l’episiotomia senza il consenso e che dal proprio ginecologo o ostetrico vengono invitate a comprare una crema per non far venire le smagliature o indirizzate dal chirurgo plastico per rifarsi il seno!

Le credenze ancora diffuse sul corpo femminile limitano noi donne nella nostra autodeterminazione. La ospedalizzazione eccessiva del parto che deriva dalla considerazione della donna come oggetto di cura, le credenze stereotipate sul corpo e sulla sessualità femminile, schiacciano la donna in un tunnel fatto di oppressione ma anche di vittimizzazione se pensiamo alle violenze di genere (specie quelle sessuali!).

Le rappresentazioni mediali del corpo femminile sono anch’esse legate all’idea che il corpo non appartenga a noi. Da una parte, le pressioni sociali vogliono la donna sempre disponibile, dall’altra reprimono il piacere femminile. Entrambe le forme sono dovute all’idea della donna come sottomessa all’uomo, percepito come un cacciatore sessuale.

Non siamo abbastanza disponibili? ce la tiriamo e siamo acide perché dobbiamo opporci a chi ci “corteggia”, se non approviamo l’idea della donna che vi si oppone perché tiene ai valori della verginità, è una forma di obbedienza all’idea radicata dell’uomo come cacciatore bisognoso di sesso. Infatti sono queste le donne osteggiate dai sessisti con le classiche espressioni “fa la troia con chi vuole e poi fa la preziosa”.

Siamo troppo disponibili? siamo uguali alle prostitute perché dobbiamo avere rapporti sessuali solo quando decidono loro o solo con loro.

In Italia e in occidente, dunque, le donne subiscono una doppia oppressione: in qualsiasi modo ci comportiamo siamo oggetto di critica.

Ieri sera sono rimasta fino a tardi a leggere gli insulti che una donna musulmana che vuole fare l’attrice ma non vuole mostrare il corpo.

Sotto l’articolo hanno cominciato a proliferare insulti contro l’islam accusato di essere barbaro perché non consente che le donne scoprano il loro corpo. Insulti che magari sono scritti dagli stessi che poi danno della zoccola a Belén  o ad altre che decidono di mostrarsi “senza veli”.

Torniamo al punto. Una ragazza sceglie di non mostrarsi nuda e scoppia lo scandalo. Il problema sottostante è che lei ha deciso. Il punto non è cosa e come. L’islamofobia e l’idea delle donne come vittime eterne sono stati la causa di questi insulti. Senza togliere un certo sessismo radicato nel nostro Paese, dove la nudità femminile è più un obbligo che una scelta.

donna
da Il Fatto Quotidiano

Non è un caso se le critiche vengono fatte anche ad una che sceglie di mostrarsi nuda.

In Italia è talmente forte la delegittimizzazione dell’autodeterminazione corporea femminile (il corpo senza desiderio) che è quasi automatico che entrambe le scelte comportino una valanga di critiche nel panorama sociale italiano. Per questo vorrei tornare spesso in questo argomento anche perché mi sembra di non dire mai abbastanza forse anche perché tutte le richieste di rivendicazione femminile sembrano aver rotto tutti i tabù tranne quello del corpo. Dunque ve lo ripeterò fino ad annoiarvi perché il controllo verso il nostro corpo è una grossa colonna portante della sottomissione femminile tanto cara ad Adinolfi&co.

Non è un caso se i temi dell’obiezione contraccezione e all’aborto sono il loro cavallo di battaglia affinché la sottomissione femminile si rafforzi e concretizzi pienamente.

Rifletteteci.

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3 commenti

  1. Il problema che ha portato l’avere i canali social “in tasca” (smartphone e app) è quello di convincere ogni idiota di avere il diritto di dire la sua opinione su qualsiasi argomento senza necessità di informarsi prima. Se ci fate caso nei post di fb i commenti negativi, cafoni e violenti sono sempre maggiori perchè sono più istintivi e di getto, ma la portata delle visualizzazioni è 10 volte tanto: per ogni commentatore analfabeta ci sono 10 persone che hanno letto e basta. Proprio ieri leggevo un articoletto dedicato alle pillole del giorno dopo: la cosa più spaventosa erano i commenti di donne che tuonavano che “i figli sono una scelta, per me commetti un omicidio” e l’Oscar dell’Idiozia “non prendete pillole, sono piene di ormoni, se capita abortite, ve la siete cercata”, stronzate cattofasciste assortite di chi è nato comodo. Ecco, io penso semplicemente che se il signor Adinolfi e i suoi seguaci vogliono così tanto imporre una vita ed una morale come estrapolano comodamente da alcuni passi religiosi facendo un misto fritto di medioevo ed età biblica dovrebbero essere i primi a vivere come libro comanda. Da storica vi assicuro: non durerebbero mezza giornata in una società simile.

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