Spot LGBT e omofobie istituzionali

Solitamente quando si da visibilità mediatica alle persone LGBT si parla di coppie e raramente appaiono donne. Un documentario di due anni fa, Le lesbiche non esistono, spiegava proprio l’invisibilità mediatica delle donne lesbiche.

Ho accennato più volte anche io a questa carenza, spesso collegata all’idea della sessualità femminile legata alla maternità o al piacere maschile. All’idea della sessualità femminile invisibile, quasi fosse una vergogna da nascondere.

Di fronte a questa assenza, tuttavia, mi è capitato di vedere donne in atteggiamenti saffici raffigurate per sollecitare gli istinti maschili. Questo, ancora una volta, perché in una società così maschilista è ancora difficile pensare all’idea di corpo femminile indipendentemente dal possesso e indipendente dal piacere dell’uomo. Del resto l’idea della donna oggetto nei media è sintomo di questa cultura.

Lo spot della Vodafone ci presenta una novità. Mostra tante situazioni e due mamme lesbiche che coccolano il proprio bambino o bambina.

Sul web si è scatenato un putiferio. C’è chi considera lo spot scandaloso. Molti minacciano di cambiare operatore. E’ assurdo come faccia scandalo l’omosessualità femminile quando non è utilizzata per eccitare gli uomini. Come questo sia collegato alla paura dell’uomo di perdere il controllo della donna.

L’omosessualità, abbiamo detto tante volte, in Italia fa paura. Tanto che si respira una vera e propria aria di inquisizione.

Pochi giorni fa è partita una richiesta scritta a 6.102 insegnanti di religione della Diocesi ambrosiana per avere la segnalazione dei colleghi e dei progetti che trattano temi LGBT e di parità di genere. La lettera era online sul portale a cui accedono solo i prof di religione con una password e stava per divenire pubblica.

Il giornale La Repubblica ci fa sapere che la lettera è scomparsa con la giustificazione che si trattava di un’indagine informale ma molti docenti l’hanno stampata.

Questo il contenuto della lettera scritta dal responsabile di settore della Diocesi, don Gian Battista Rota:

«Cari colleghi come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale. Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del “gender”  vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte 

«Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana».

E la lettera ha iniziato a girare per davvero tanto che c’è stato chi fra i prof di religione ha deciso di ritirarsi dall’insegnamento e chi invece ha girato il documento alle associazioni LGBT. E’ assurdo come sia sempre più assidua l’intromissione dell’integralismo religioso in tutte le istituzioni pubbliche.

Si respira aria da Inquisizione, da fondamentalismo religioso. E’ assurdo che questo accada in un Paese geograficamente vicino ad altri dove i diritti LGBT sono solidi già da anni.

E’ assurdo che in una scuola un professore di danza debba dimettersi perché omosessuale mentre si continua a far lavorare professori che abusano delle loro alunne e alunni.

Dunque, in Italia, anche se hai competenze non puoi fare un certo mestiere in quanto gay. Un po’ come quando, ai tempi del fascismo, si decise che gli ebrei non potevano svolgere molte professioni, spiegano sul Fatto Quotidiano.

L’omofobia, in italia, è una realtà quotidiana e urge assolutamente una legge che la contrasti poichè molte istituzioni possono in assoluta legalità discriminare i LGBT. Istituzioni e cittadini. O come Davide, picchiato e segregato in casa dai genitori perchè omosessuale. Colpevole di aver fatto un coming-out. Accade in italia, non in Iran.

Qui capita anche che un allenatore di calcio faccia un’affermazione omofoba e non ne paghi le conseguenze. Altrove sarebbe stato costretto alle dimissioni.

L’omofobia è un grave problema sociale in Italia e va affrontato il prima possibile. Ma come è possibile se la laicità è in pericolo?

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5 comments

  1. Le lesbiche sono sempre state invisibili e continuano ad esserlo. Anche storicamente non se ne trovano traccia, pochissime cose se non tra gli atti dei tribunali. Perché questa invisibilità? Perchè commettono il più grande crimine in una società patriarcale, si sottraggono al desiderio maschile. Non a caso nei campi di concentramento nazisti, non avevano il triangolo rosa degli omosessuali, ma nero degli anarchici, perché considerate antisociali come gli anarchici. Le schedature dell’ovra, il servizio segreto fascista, schedava gli uomini come “pervertiti”, mettendo tutti insieme dal gay al pedofilo, e le lesbiche come: ”dedite alla prostituzione”. Se in questi ultimi anni, qualche pregiudizio e luogo comune sui gay è stato abbattuto, quello sulle donne sono quasi tutti intatti.. mi è capitato ultimamente di dire ad una persona che non ero eterosessuale, questa mi guarda stupita e mi risponde,- come fai a non essere eterosessuale se hai due figli?- luogo comune vuole che per fare i figli bisogna essere eterosessuali, è un luogo comune molto più diffuso di quello che in genere si pensa. Fino alla metà del novecento, una parte della medicina, sosteneva che le lesbiche e le prostitute erano sterili, e proprio per questo erano prostitute o lesbiche. Era considerata una malattia, e per più di un secolo si sono accaniti sul corpo delle donne per trovare una causa perché non si davano pace al pensiero che una donna si sottraesse al loro desiderio. Son partita e non mi sono fermata, su questo argomento consiglio a lettura di questo libro: http://www.amazon.it/guerra-contro-donne-Marilyn-French/dp/8817842354

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    • Anche io pensavo proprio al triangolo nero. Le lesbiche subiscono doppi pregiudizi, il primo quello di essere donne e il secondo per l’omosessualità. Questo è appunto perché le donne vengono identificate come madri o come oggetti per l’uomo. Solo che la violenza sulle lesbiche è più invisibile e sottile. Molto spesso avviene per molestie sessuali e si sa che molte di queste nemmeno vengono denunciate. La critica più frequente verso una donna che si ritiene femminista è appunto “lesbica” e chissà perché. Se sei bisex è anche peggio perché la bifobia contro le donne è molto più forte di quella contro gli uomini. E chissà perchè i coming-out delle donne sono meno frequenti, in realtà di sono molte più donne LGBT rispetto agli uomini proprio a causa di una struttura corporea dei nostri organi genitali.
      Ti ringrazio per il consiglio e per uno spunto che magari riprenderò contro la lesbofobia 🙂

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  2. L’ha ribloggato su Parti di luie ha commentato:
    L’omosessualità, abbiamo detto tante volte, in Italia fa paura. Tanto che si respira una vera e propria aria di inquisizione.

    Pochi giorni fa è partita una richiesta scritta a 6.102 insegnanti di religione della Diocesi ambrosiana per avere la segnalazione dei colleghi e dei progetti che trattano temi LGBT e di parità di genere. La lettera era online sul portale a cui accedono solo i prof di religione con una password e stava per divenire pubblica.

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  3. Giusto.
    Non vorrei essere volgare, ma è sempre una questione di cazzo. E intendo proprio “di”. Perché è ancora una discriminante? Perché esiste questa morbosa necessità di sapere cosa fai con il tuo uccello o quello degli altri (o, cosa NON fai)? Come se la camera da letto fosse diventata la cartina tornasole della competenza, della professionalità, dell’affidabilità e tutto il resto.
    Sogno un paese dove due donne con un bambino non siano altro che un’immagine riassuntiva delle tante – infinite – variabili dell’amore.

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