Organizzi laboratori contro il bullismo e l’omofobia? Ti minacciano di smetterla

Episodi che mi fanno salire la violenza alle stelle. Immaginate da vittima di bullismo come mi sento leggendo la vicenda di un preside minacciato anonimamente affinché interrompa i suoi laboratori contro il bullismo e l’omofobia.

Accade in una scuola superiore di Bologna, il liceo scientifico Fermi, una delle poche scuole italiane che fanno davvero qualcosa per arginare il bullismo, specie se di stampo omofobico.

Maurizio Lazzarini è impegnato nella lotta all’omofobia e alle discriminazioni di ogni tipo. Qualche giorno fa sulla scrivania del suo ufficio è arrivata una lettera, scritta a macchina, dove gli viene «consigliato» vivamente di interrompere i suoi progetti. Assurdo, in un paese dove si muore anche per bullismo.

L’uomo esclude possa trattarsi uno studente poiché pare scritta da un adulto: «Mi sembrano piuttosto le parole di un adulto, forse un genitore che non ha capito il senso delle iniziative che organizziamo contro l’omofobia e contro il bullismo ».

Prima dell’episodio è stata fatta qualche osservazione da alcuni genitori degli studenti. «Non a tutti è stato chiaro subito — spiega il dirigente del Fermi — il motivo per cui facevamo queste iniziative, ma è bastato un confronto molto franco per capirsi e, una volta compreso che non c’era alcun problema serio all’interno della scuola, non c’è più stato bisogno di giustificare certi progetti».

Ancora una volta si assiste all’ignoranza culturale del contesto italiano che continua a stare dalla parte dei violenti secondo l’idea, ancora radicata, della binarietà di genere.

E’ assurdo interrompere progetti che poi sono volti a eliminare casi come quello precedente in cui una trans veniva picchiata a sangue dopo la discoteca perché “non è una vera donna”. In una società in cui vige la parità dei sessi qualcuno si sognerebbe di pensare chi è o chi non è una vera donna?

Ma poi sulla base di cosa? A quante donne anche non transgender sono state volte critiche sulla propria femminilità? E’ abbastanza frequente sentire, ancora oggi, gente che sulla base di stereotipi si sente legittimato di porre i parametri sulla base una dovrebbe essere o non essere una vera donna.

Ed è proprio questo che il signor Lazzarini cerca di combattere attraverso i suoi progetti contro il bullismo omofobo. Omofobia e sessismo sono praticamente la stessa cosa. Le società sessiste sono, non a caso, anche molto omofobe.

L’omofobia si rafforza quando sono presenti forti stereotipi di genere in un dato contesto sociale.

Viene tristezza che chiunque cerchi di cambiare questo paese venga ostacolato in questo modo. Fa rabbia poi da parte di una vittima di bullismo come me (anche se non omofobico) leggere di certi episodi spiacevoli. E’ assurdo che ci siano genitori che ritengano giusto che i loro figli maltrattino persone che considerano diverse.

Come quando li rincontri a distanza di anni (o incontri i loro parenti) ricordandoti che erano solo ragazzate. Sto per dire una cosa molto violenta ma quante volte ti verrebbe voglia di metterli tutti insieme e aprire il gas?

Non biasimatevi ma come ci si sente dopo dieci anni di maltrattamenti da parte di un gruppo di piccoli bastardi fascistelli?

Perché non sono niente altro che fascisti.

Combattere il bullismo in tutte le sue forme è una questione antifascista e vorrei farlo assieme a voi. Diffondete gli hashtag #nobullismo #StopOmofobia #antifa.

Spero che il signor Lazzarini venga sommerso di lettere di solidarietà.

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2 comments

  1. Il termine “fascista” mi sembra troppo specifico. Le chiamerei teste di cazzo e basta; così, senza troppo giri di parole.
    So bene di cosa parli: cicatrici indelebili che rimangono tali anche dopo anni, e che non diventano invece MAI il lontano di ricordo di qualche “ragazzata” (per qualcuno) tutto sommato giustificabile.
    Solidarietà a Lazzarini, dunque. Sì.

    Mi piace

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