Molestie, mammismo e gli italiani divisi per una tetta #wewantsex #Streetharassment

L’America e l’Italia intera si scandalizzano per un video che è stato girato due giovani donne, uno a New York, l’altro a Roma, per fare uscire allo scoperto il fenomeno delle molestie sessuali negli spazi pubblici (il primo è stato realizzato a Il Cairo).

In America, l’autrice, è stata minacciata di stupro, in Italia a poche ore dalla comparsa del video realizzato da Rachele Brancatisano, assieme a chi giustificava le molestie in strada, comparivano commenti come:

Camminata silenziosa? Sembrava la marcia di un soldato con le scarpe chiodate, penso che la sentissero arrivare da 1 km di distanza… 

Siccome non si può condannare le donne a vivere con la costante sensazione di ansia e percezione del pericolo non è meglio cominciare a denunciare questi episodi? E questi video mi sembrano un ottimo punto di partenza.

Però le reazioni a queste denunce sociali, come dicevo, sono tutt’altro che positive. Dinanzi a commenti simili c’è da chiedersi se le donne che abitano gli spazi pubblici siano effettivamente considerate abitanti di quegli spazi.

Dunque pare davvero evidente che nessuno consideri il fatto che quegli spazi appartengono anche alle donne. Non é solo il molestatore a on curarsi che quelli sono spazi condivisi anche dalle donne e le donne come persone hanno diritto di viverli liberamente.

E’ assolutamente importante assumere la consapevolezza che le donne che vengono molestate verbalmente percepiscono l’intenzione e la violazione dei propri spazi e questo è verosimilmente equivalente ad una molestia fisica.

Per questo non si può continuare a pensare che le molestie in strada siano complimenti o ragazzate di poco conto.

Il fatto che addirittura alcuni commentatori abbiano stigmatizzato il rumore dei tacchi della protagonista del filmato è uno degli indici che svelano quanto sia radicata l’idea di uno spazio pubblico negato o limitato alle donne. Dicevo in un post precedente che chi pensa che le donne si salverebbero da una molestia o uno stupro evitando di girare da sole o evitando certi posti mi riferivo proprio a quello.

Perché le donne non sono padrone dei propri spazi?

E’ una questione storica, troppo storica ma urge di una premessa. Già dalla civiltà greca la donna era relegata alla sfera domestica e non le era consentito l’accesso all’agorà (la piazza pubblica che poi era luogo anche della politica). Dunque oltre ad essere relegata al ruolo di moglie e madre, la donna non poteva partecipare nemmeno alla vita pubblica e politica.

Ai tempi dell’antica Roma, erano le prostitute ad essere più libere, le quali potevano godere di più libertà fuori dalla sfera privata. Da qui deriva l’idea di tutto il “marchio” di prostituta come stigma negativo verso le donne che abitano gli spazi pubblici.

Sono passati tantissimi secoli dall’antica Roma eppure gli spazi pubblici per le donne sono solo una conquista recente. Pensiamo ad esempio, che le femministe simbolicamente occupavano proprio essi per rivendicare i propri diritti.

Non stupisce se ancora oggi una violenza sul luogo pubblico viene considerata responsabilità della vittima e se le donne negli ambienti pubblici- fuori dalla sfera domestica-se la devono vedere ancora con numerose discriminazioni e ostacoli. Ma non solo.

Ogni comportamento femminile in luogo pubblico continua ad essere stigmatizzato. In Australia una laureata, durante la cerimonia, allatta il suo bambino dal seno davanti a tutti gli invitati e si fa fotografare e sul web si scatena un putiferio: che scandalo, una donna mostra il suo seno in pubblico!

Eppure si tratta di un gesto naturalissimo. Eppure il nudo stereotipato nei cartelloni e la strumentalizzazione del corpo femminile non scandalizza nessuno, anzi!

Come mai questo body-shaming? Quando l’idea del corpo femminile come un oggetto sessuale si lega alla disapprovazione delle donne che pubblicamente prendono un’iniziativa che ha a che fare col il proprio corpo lo scandalo è dietro l’angolo.

Però il gesto della tetta al vento ha diviso un po’ il web. Anche in Italia ha scatenato reazioni divise.

Da una parte uno squadrone composto da uomini, gli stessi che senza alcun pudore tirano il pisello per strada e come cani pisciano davanti, gridano allo scandalo quando una madre allatta per strada. Quelli che le tette sono parti intime, quelli che sostengono il body-shaming e non vogliono nemmeno il topless nelle spiagge mentre loro prendono il sole in mutanda.

Dall’altra quelli mammisti, soprattutto donne, coloro che elogiano la mamma e consigliano di stigmatizzare le troie che mostrano la nudità per scopi che nulla hanno a che vedere con il dovere materno. Perché si sa per le mammiste e i mammisti tutte le donne devono essere madri, altrimenti sono troie. Da una parte le troie, dall’altra le mamme: le donne ancora oggi si dividono in due categorie.

mammismo

 

Dunque, allo stesso modo, le donne devono vergognarsi del proprio corpo e di mostrarlo negli spazi pubblici. Perché? perché gli uomini guardano ovvio. Perché gli uomini vengono considerati abitanti di serie A, perché gli spazi pubblici sono casa loro. Dunque le donne sono simili alle puttane perché sono subalterne agli uomini e ai loro desideri. Perché occupano ilegittimamente quegli spazi.

Sul corpo delle donne poi ognuno si sente in diritto di sindacare, per il corpo femminile nasce un interesse talmente morboso che pare che debba scoppiare la terza guerra mondiale o altre beghe diplomatiche poiché nemmeno è considerato nostro.

Ma le donne hanno diritto di avere e imparare ad avere un buon rapporto con il proprio corpo, senza alcun a vergogna o senso di colpa. Come va insegnato ai molestatori a rispettare il nostro corpo, cosa che effettivamente non si fa poiché si preferisce negare alle donne la libertà di vivere liberamente la propria sessualità fuori dai ruoli imposti e fuori dagli spazi circoscritti, le gabbie.

Ecco perché una molestia sessuale è considerata meno grave di tirare fuori una tetta indipendentemente se allatti o meno.

Quanta strada c’è ancora da fare? Sperando che sia una strada priva di ostacoli e molestatori.

Ps: la foto è casuale, ovvio che le molestie sessuali vengono compiute indipendentemente dalla classe sociale.

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