In Italia l’omofobia è istituzionale

La fanno le istituzioni politiche e te lo insegnano già da ragazzino/a tra i banchi di scuola. Non è la prima volta che accade in Italia. Numerosi esempi li abbiamo nella politica, dove senza alcuna legge, che tutela gli LGBT dall’omofobia è più facile incitare al fenomeno sulla premessa della cosiddetta libertà di pensiero, ossia quella di negare la dignità alle persone che non sono eterosessuali.

Così accade che le istituzioni possono godere tutte le libertà di offendere gli omosessuali.  Un recente caso accade in una scuola di Moncalieri (in provincia di Torino). Una professoressa di religione dedica un’ora di lezione per spiegare agli alunni che essere gay è “un problema psicologico da cui è dimostrato scientificamente che si può guarire”.

Questo accade proprio al Pininfarina, la scuola di Moncalieri interessata nei mesi scorsi dal caso di un docente che pagava gli alunni in cambio di sesso.

L’episodio si scatena quando uno studente esclama: “Prof, ma lei che ne pensa tipo dei finocchi? Secondo lei sono normali?”.

Ponete caso che lì in quell’aula sedeva un ragazzo omosessuale vittima di bullismo o qualcuno che non riesce a fare coming-out. Rendetevi conto quanto è grave, sia la domanda dell’alunno sia la risposta della prof, che, dando ragione al ragazzo, introduce con un racconto simile a quello della canzone di Povia, “Luca era gay”, raccontando di una persona che si sarebbe sentito attratto dalle persone del suo stesso “per timore di essere abbandonato da quelle dell’altro” e che dopo, grazie alle cure, sarebbe guarito frequentando una donna.

L’episodio ha scatenato un mare di polemiche che credo, non per pessimismo ma per essere ben cosciente di vivere in un contesto omofobo, si risolverà con un nulla di fatto.

Abbiamo già assistito ad altri episodi di omofobia e altrettanti fastidi come quello di interrompere ogni insegnamento nelle scuole volto a spiegare ai ragazzi che l’omosessualità è assolutamente normale.

Per non parlare delle varie reazioni di vari fronti politici.

Abbiamo già visto che al tentativo di affrontare questioni LGBT insorgevano le “Sentinelle in Piedi” e come venivano denunciati e schedati quelli che manifestavano contrarietà, anche attraverso l’ironia.

Tutto di ciò che prova come non si può essere gay in Italia e come ancora oggi sia difficile vivere il proprio orientamento con serenità, senza essere considerato un corrotto o una minaccia per le famiglie “tradizionali”. Un malato o un criminale anche se in realtà stai soltanto chiedendo il riconoscimento della libertà di amare qualcuno.

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3 commenti

  1. L’ha ribloggato su Epenthesise ha commentato:
    Qualcosa che il provincialismo del bel paese sente di dover debellare. Niente di nuovo, siamo qui a dibattere, a organizzare (piccoli) confronti, e non cambia mai niente. A che serve lottare allora?

    Mi piace

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