O In piedi o sedute. Le sentinelle tornano.

Una modella a cosce aperte per pubblicizzare un evento che si terrà il primo novembre a Prato. Tra le cosce della giovane ci sta scritto “Sentinelle sedute”. E’ il nome scelto provocatoriamente dagli organizzatori per mostrare la differenza tra loro e quei parrucconi che hanno organizzato l’evento Sentinelle in Piedi lo scorso mese.

Diego Blasi, Mirko Lisella, Lorenzo Clemente e Franco Legni annunciano che si sfoglieranno riviste pornografiche per chiedere la riapertura delle case di tolleranza, dove i clienti potranno avere diritto di pagare rapporti mercenari e le prostitute avranno il dovere di pagare le tasse.

Il vero problema è che io la provocazione non ce la vedo proprio. Cosa c’è di tanto diverso e provocatorio in Sentinelle sedute se propone allo stesso modo un modello di sessualità eteronormata, eterosessuale, machista?

Mentre le Sentinelle in piedi leggevano libri cattolici che rivendicano un modello famigliare etero e di donna sottomessa, casta e prolifica per chiedere che non vengano riconosciute le coppie LGBT e nemmeno il reato di omofobia, i secondi leggeranno riviste in cui viene rappresentato un modello femminile veicolato come oggetto sessuale e una sessualità eterosessuale. Per chiedere cosa? che gli uomini- etero ovviamente-possano avere i loro bordelli per rapporti sessuali con donne a pagamento

La manifestazione inoltre è organizzata da uomini, dunque è grave che le donne non abbiano diritto di parola ed è chiaro che se non ce l’hanno significa che la richiesta di abrogazione parziale della legge Merlin è mirata a tutelare il cliente e non la prostituta, considerata un corpo senza desiderio né diritti né parola, ai quali interessa solo che li appaghino e che versino contributi allo Stato.

Questo svela la disparità di potere e decisionale tra uomo e donna, in cui è immerso tutto il sistema prostituente.

Se proprio devo ripeterlo ‘sta provocazione io non ce la vedo proprio. Quanti di questi partecipanti fanno parte di quelle famiglie rivendicate dalle sentinelle in piedi?

Continuiamo a far finta che i 10 milioni di uomini che pagano per rapporti sessuali non esistono? quanti di loro sono mariti, padri o fidanzati di famiglie cattoliche e perbene?

Inoltre quelli che vorrebbero dare lavoro riconosciuto alle prostitute, che si fanno la bocca buona sui diritti delle prostitute, che non ci vedono male se una donna vende il suo corpo parlando di liberalizzazione chissà perché sono anche gli stessi uomini che poi criticano le ragazzine di oggi accusandole di non avere valori e di essere troie (e non si parla solo della critica delle baby squillo ma anche verso chi ha rapporti sessuali free).

Qui emerge la doppia morale degli italiani, quelli che vorrebbero mantenere la dicotomia tra sante e puttane. Sentinelle in piedi, sentinelle sedute. I primi rivendicano le sante, i secondi le puttane ma solo per gli interessi del cliente. Perché chi vorrebbe trovare sua sorella lavorare dentro un bordello?

In Grecia, dove numerose donne non hanno un’occupazione sono costrette a lavorare come prostitute, unico mestiere che non va mai in crisi perché numerosi greci passano le notti nei bordelli e si sa che nei paesi mediterranei sono ancora tanti gli uomini che fruiscono del sesso mercenario.

Capita che uno ci trova sua sorella e la riempie di botte. In Italia sarebbe accaduta la stessa cosa infatti la notizia ha strappato sorrisi anziché inorridire presso i media nazionali e chiedersi “ma lui che ci faceva lì?”.

Liberalizzando la prostituzione non si liberalizzeranno i diritti delle donne, non cambieranno le vecchie “leggi morali” che tengono in scacco le donne in una condizione di subalternità che vede le ultime come “donnacce” anche se stanno facendo un lavoro riconosciuto dalla legge. Anzi, le norme che stigmatizzano la sessualità femminile, servono proprio per legittimare da una parte “i clienti” a incrementare la domanda, dall’altra gli sfruttatori ad incrementare l’offerta con l’alibi che le donne “sono ritrose”. Per natura, dicono loro, per non riconoscere che alla base c’è una cultura fortemente maschilista che crea disparità di genere e stereotipi duri a morire. Ma anche per tenere le prostitute in una condizione di schiavitù e ricatto in modo che non possano ribellarsi, per paura di essere biasimate.

La “legalizzazione” (tra virgolette perché la prostituzione è legale ma è illegale lo sfruttamento e il favoreggiamento) non elimina il vecchio problema della schiavitù ma sarà legittimato dallo stato, un po’ come avviene in Germania, paradiso degli sfruttatori, dove diverse fonti documentano la condizione di sfruttamento delle schiave dell’est europa.

Inoltre, in un momento di crisi, pensando di riparare il debito pubblico e rialzare il pil sfruttando il corpo delle donne lo vedo come una discriminazione di genere. Non si favorisce l’occupazione femminile, non si favorisce la qualificazione del lavoro delle donne, il riempimento del gap salariale tra uomini e donne e la disparità di potere. Quante donne saranno costrette a doversi prostituire perché prive di alternativa (un po’ come fanno ora le greche)? Allora potremmo dire che queste donne avranno scelto liberamente di esercitare la prostituzione?

Senza tenere conto di tutte quelle che hanno avuto un passato di abusi sessuali. Senza tenere conto che mafia e stato possono essere colluse e non abbiamo per certo da dove provengono queste donne e se vittime di racket. Dunque le case chiuse non sono una soluzione per eliminare la prostituzione in strada e lo sfruttamento ma bensì per ripristinare il decoro andando ad accrescere una situazione di biasimo e condanna verso le prostitute, lo slut-shaming.

Il problema è che dietro un nome scelto provocatoriamente non c’è alcuna volontà di sfidare il bigottismo rivendicato dalle sentinelle in piedi. Anche le case chiuse sono frutto di una cultura bigotta ed entrambe le sentinelle vorrebbero incasellare le donne, o meglio i generi, in ruoli prestabiliti.

O in piedi o sedute, le sentinelle tornano a disturbare la quiete pubblica.

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