Cosa succede in alcune scuole italiane: temi omicidi e rapporti mercenari come “educazione sessuale”

Abbiamo più volte parlato degli ostacoli che nel nostro Paese ci sono per introdurre l’educazione sessuale nelle scuole specie se improntate su temi di parità di genere, di prevenzione della pedofilia e di orientamento sessuale.

Sono tante le polemiche che hanno coinvolto non solo genitori ma anche associazioni, gli insegnanti, i dirigenti scolastici fino alla politica.

La scuola, che dovrebbe essere un luogo dove si apprendono valori di uguaglianza e rispetto per le diversità, diventa spesso luogo di gravissime discriminazioni oppure luogo dove si formano e si radicano pregiudizi sociali duri a morire.

Dopo le classi separate per immigrati si scopre che ci sono scuole che insegnano ai bambini “come uccidere i propri genitori” o che “è normale che un padre contratti prestazioni sessuali a pagamento”.

Questo episodio è accaduto in un istituto di Ivrea.

Questa vicenda ha fortunatamente generato polemiche ma è stata archiviata. Nessun reato, nessun problema affrontare argomenti simili con i bambini.

Dunque, in Italia è normale spiegare la sessualità ad un bambino o ad una bambina di otto anni secondo ruoli di genere che vedono l’uomo come l’acquirente di sesso e la donna come un oggetto a cui disporre. Tutto normale insegnare ad un bambino che se tuo padre va a letto con una prostituta è normalissimo mentre la mamma dovrebbe perdonarlo poiché  tale comportamento è normale e legittimo.

Come è normale l’idea che si può anche uccidere un membro famigliare.

Perché in Italia si può parlare di sessualità ma solo se legata a stereotipi culturali maschilisti ed eterosessisti e si può parlare di famiglia ma solo se etero, nelle quali perfino l’omicidio è giustificabile.

E se insegni ad un bambino che è normale uccidere in famiglia si rischia di aprire le porte alla legittimità della violenza domestica, un comportamento gravissimo.

Si possono assumere comportamenti che rasentano la pedofilia da parte degli insegnanti. Tutto normale. L’importante è che non si parli di parità di genere e di diritti LGBTQI.

Qualsiasi femminista e non dovrebbe aborrire all’idea di legittimare i rapporti sessuali a pagamento. Personalmente, anche se favorevole con il riconoscimento dei diritti alle lavoratrici del sesso, considero la prostituzione uno dei capisaldi del potere patriarcale.

Quel potere patriarcale che si esercita mediante la disposizione, da una parte,del potere economico e delle ricchezze che sono concentrate maggiormente nelle mani maschili, dall’altra, dei corpi femminili secondo l’idea stereotipata che l’uomo è cacciatore e ha naturalmente bisogno di sfogare le proprie pulsioni sessuali.

Considerando l’idea che una lavoratrice del sesso (anche per scelta) è comunque una donna che è dipendente economicamente da un uomo. Considerando che non tutte le prostitute lo fanno di propria scelta.

Non escludo che, in quanto negatrice dello stereotipo di genere che vede le donne come individui asessuali, esistono donne che esercitano la prostituzione di propria spontanea volontà ma non nego che il fenomeno in sé è patriarcale e ad un bambino di otto anni non può essere spiegata la sessualità legittimando questa enorme disparità di potere che c’è tra uomo e donna.

Disparità di potere non solo economica ma anche sessuale. Quella che vede da una parte legittimo che un uomo possa controllare la sua sfera sessuale e quella che nega alle donne la propria libertà sessuale.

Negazione che avviene sia attraverso la discriminazione e i pregiudizi contro le prostitute, sia attraverso stereotipi ancora troppo radicati sulla sessualità e il piacere femminile (ancora spesso negato e/o condannato).

In Italia sono più di dieci milioni i clienti maschi che comprano prestazioni sessuali a pagamento, numero più alto in Europa.

Mentre in molti Paesi si sta cercando di adottare il modello svedese che cerca di contrastare la prostituzione rendendo illegale l’acquisto di sesso ma, per vari motivi, senza condannare la prostituta, in Italia varie forze politiche cercano di premere verso un modello che spinge a legittimare l’acquisto di sesso a pagamento senza nemmeno affrontare i diritti delle sexworker e l’abbattimento dei pregiudizi sulle stesse.

In questo modo, si rischia di rafforzare la dicotomia di moglie e prostituta e di rafforzare forti disparità di genere. Disparità che apparirebbe marcata in un Paese dove la disoccupazione femminile e la disparità di reddito o di potere tra uomo e donna sono fortissime.

E’ molto grave che un insegnante parli di questi argomenti ad un bambino, rischiando di accrescere stereotipi gravissimi sulla sessualità e rafforzare così la violenza di genere, come quella all’interno delle famiglie che attraverso temi come quello chiesto in quella terza elementare rendono meglio l’idea che tutto è lecito all’interno delle famiglie, purché siano etero.

Tutto è lecito fuorché si parli di omosessualità. 

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5 comments

  1. Francamente mi pare un’analisi del tutto iperbolica a partire da un caso di cronaca isolato. Capisco la volontà di fare una tirata sul blog, a ma no, in Italia NON è normale che alle elementari si diano temi del genere, come NON è normale che “ci sia l’idea che si può uccidere un famigliare”. Le maestre del caso di cronaca sono ovviamente disturbate, nonché casi isolati..quali altri casi del genere sono emersi? chi mai ha avuto esperienze simili alle elementari?? Tornare sulla terra please, ché esagerazioni del genere non fanno il bene della causa femminista (appoggiata da chi scrive, tra l’altro). Tutte le derive di cui parli sono ben presenti in Italia, ma dedurle da questo episodio francamente ridicolo.

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    • Il post che ho scritto è concentrato sull’archiviazione nonostante il caso gravissimo. Sarà certo un caso isolato come ho specificato nel titolo “alcune” ma quell’archiviazione denota un problema radicato nella cultura italiana e questo non credo sia un caso isolato. Come mai le istituzioni si muovono solo quando si cercano di introdurre programmi scolastici a favore della parità di genere?
      Non ho bisogno di fare tirate al blog, astenersi dai giudizi.

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  2. L’articolo intende provocare e il commento fa comprendere che scandalizza e nessuno crede sia verosimile sia diffuso una mentalità sessista.Io credo che ancora ci siano dei problemi per le donne a causa dei pregiudizi ma nelle scuole insegnanti così sono rari ma ci sono come anche qualche giorno fa la cronaca televisiva ha mostrato un maestro che maltrattava i bambini ora sospeso, anni fa è successo che in una scuola hanno scoperto dei pedofili, ci sono stati vari casi, io tutte le volte penso che prima dell’assunzione devono fare incontrare i candidati con lo psicologo per test psicoattitudinali. Non si deve pensare è un caso isolato è sempre un dramma per il bimbo e la famiglia, dovevano sospendere per qualche tempo l’insegnante e fargli fare qualche seduta dallo psichiatra prima del rientro in un altra scuola con altri mansioni perché se è disturbata non è da condannare alla disoccupazione, si concedono le attenuanti agli assassini ma non è adatta per l’insegnamento.

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  3. Troppi pregiudizi e tabù, e una cultura che vede nella sessualità solo l’aspetto più superficiale, senza capire che è una dimensione fondante dell’identità di ciascuno e parte fondamentale del processo di crescita. Troppo spesso sono associati alla sessualità sentimenti di colpa e di vergogna, rendendo difficile viverla con pienezza e apertura. L’educazione sessuale non entra nelle scuole se non negli istituti all’avanguardia, dove ci sono dirigenti scolastici illuminati. Ciò determina un linguaggio spesso errato, informazioni carenti o addirittura inesatte e per i ragazzi l’essere catapultati da un mondo infantile ad uno in cui il sesso è una delle leve sociali più forti, senza essere preparati. Anche per questo abbiamo lanciato la gara di progetti #Giovani #LiberiDiAmare, per affrontare temi come contraccezione, prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate, salute riproduttiva, sessualità sana e felice. Il rispetto e il valore del proprio corpo e di quello dell’altro, della differenza, dell’importanza degli aspetti relazionali, degli affetti e delle emozioni, dovrebbero essere insegnati fin da piccoli.

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