Coming out #SlutShaming: contro quella cultura che rafforza il branco e il ricatto morale delle donne

Mettetevi in testa che lo stupro-alla pari delle altre violenze contro le donne-ha dietro sé  implicazioni di natura contestuali e tale fenomeno avviene in contesti dove il patriarcato è  ancora molto forte da estirpare.

Prendiamo un esempio di come le azioni dello stupro,  specie se in branco, vengono legittimate.  E qui non si parla delle solite giustificazioni su come era vestita la vittima ecc ogni volta che si commenta una notizia di stupro.

Ponete caso che una ragazza viene ricattato per essersi fatta ritrarre in un filmino hard e che venga minacciata più  volte dal branco per non vedere il proprio filmato consegnato nelle mani della famiglia.

Si della famiglia. Perché ancora oggi i costumi sessuali delle donne sono sotto controllo delle loro famiglie e una mancata adesione a tali norme sociali minerebbe l’onore della famiglia.

Attenzione, io parlo di un fatto veramente accaduto.  E in Italia non in Afghanistan.

La ragazza viene violentata più volte in tempi diversi da nove uomini,  picchiata e minacciata. Costretta a subire tutto ciò per preservare il suo onore. Tutto ciò perché  l’epiteto di “troia”, in Italia, pesa di più di quello di stupratore. 

Qui lo stupro è reato, ma non viene ancora percepito come tale. Ogni stupratore sa di vivere in una società dove vari codici maschilisti facilitano egli ad approfittarsene.

Lo stupro non è un atto individuale,  tutti gli uomini dovrebbero sentirsi chiamati in causa è prenderne le distanze.
Lo stupro avviene prevalentemente ai danni delle donne per ragioni tipicamente culturali.  Anche più  della violenza domestica che può colpire anche mariti/conviventi o membri maschi della famiglia.

Le estorsioni sessuali sono allo stesso modo reati che si ripercuotono quasi esclusivamente sulle donne. C’è una piccola parte di uomini che la subisce ma prevalentemente se sposati,  fidanzati o se sono gay, se vanno con i trans o se sono pedofili. Se sono eterosessuali la minaccia è quella di mostrare il materiale alla moglie o alla fidanzata.

Dunque in questo caso il tradimento viene percepito come un torto verso chi lo subisce e non come un fatto pubblico, una violazione di un ruolo sociale o di un codice d’onore. In secondo luogo, un uomo spesso subisce estorsione in cambio di denaro e quasi mai per avere rapporti sessuali sotto coercizione.

Dunque non accade mai che qualcuno minacci un uomo usando il suo materiale erotico per mostrarlo alla sua famiglia o per mandarlo in giro o pubblicarlo su un social network.  Questo perché a parità di comportamento,  l’uomo che ha una vita sessuali attiva è  considerato normale,  mentre una donna è  considerata altamente deviante,  pericolosa e immorale.

Un po’ come le minacce perpetrate verso uomini sposati e omosessuali quando vengono minacciati di essere “sputtanati” via web svelando a tutti la propria omosessualità.

Ciò comporta che, una donna, alla pari di una persona LGBT è impossibilitata a tenere pubblico il proprio “orientamento sessuale” forzandosi a nascondersi dietro un’aura di simil-asessualità. E per asessualità non sto certo parlando di persone che sono asessuali per orientamento sessuale e che non soffrono della propria condizione. Parlo di donne eterosessuali costrette ad apparire “prive di sessualità” pur di non disattendere il proprio ruolo sociale che vuole che le donne siano per natura gentili e con bassi livelli ormonali che regolano gli istinti sessuali. E questo perché? perché ancora oggi si pensa che le donne sono madri per natura e che la nostra sessualità ha come fine la procreazione.

Disattendere il proprio ruolo sociale non comporta solo l’etichetta di troia e dunque il rischio ridotto di trovare un partner fisso che ti accetti per il fatto di avere un numero di partner superiore a 4 (e parlo anche di partner fissi eh), ma bensì il rischio doppio di subire reati a sfondo sessuale, fenomeno a cui è solitamente esposta qualsiasi donna già per la propria appartenenza di genere.

Allo stesso modo,  per questo recente caso di cronaca che vede i nove rinviati a giudizio,  possiamo parlare anche di “stupro correttivo”?

Ancora oggi una donna sessualmente attiva viene considerata come proprietà di tutti. Dunque, tutti possono disporre di una donna. Questo deriva da stereotipi sociali che vedono il corpo femminile come un oggetto sessuale e come sessualmente passivo.

Per non parlare del forte concetto che identifica una donna sessualmente attiva come una prostituta.

Per contro l’uomo, secondo stereotipi opposti, viene considerato “cacciatore”, sessualmente attivo e in preda a pulsioni ormonali incontrollabili. Queste pulsioni sono considerate legittime e normali altrimenti se non fosse così si metterebbe a dura prova l’eterosessualita’.

Non è un caso se lo stupratore viene spesso giustificato con l’opinione comune “è stata la vittima a provocarlo”.

Ci sono stati casi estremi in cui molti consideravano legittimo che il tuo tatuatore abusasse sessualmente di una donna perché va a farsi il piercing o il tatuaggio nelle zone intime.
Cose che ti fanno credere di vivere in uno di quei paesi fondamentalisti dove le donne vengono accompagnate dai mariti dal ginecologo o le viene impedito di essere visitate da un medico uomo.

Insomma, io penso sia un problema anche di educazione sessuale. In Italia non sono stati mai istituiti programmi simili nei curricula scolastici, un po’ come quelli del Nord Europa dove ti insegnano cosa sia uno stupro, come abbattere certi stereotipi di genere alla base delle violenze e di pregiudizi retrogradi sulla vita sessuale delle donne ed LGBT. Del resto l’integrazione che si respira e che si insidia nelle nostre mutande deriva dal mantenimento di una cultura fortemente sessista e retrograda sulla sessualità.

Perché credo che chiunque comincerebbe a inorridire a credere che le donne non sono titolari della propria vagina a che qualsiasi uomo può disporre di loro in ogni momento anche quello in cui riveste il ruolo professionale di medico o tatuatore e chicchessia.

Oppure comincerebbero ad aborrire per l’idea dell’uomo che stupra perché non può resistere ai suoi istinti sessuali.

Se cominciassimo a dire che un uomo normale non stupra?

Se cominciassimo a rivendicare la sfera sessuale femminile con un bel coming-out?

Facciamolo attraverso una campagna. Slut-shaming perché rivendicare l’autodeterminazione dei nostri corpi è un tassello che non può mancare al raggiungimento della parità tra uomo e donna. Slut-shaming perché attraverso la rivendicazione dei nostri corpi gli stupri diminuiranno.

Ps: Lo sapete che in Italia rischi una condanna se dai del maniaco ad uno stupratore?

Non solo questa donna soffre per quello che è stato fatto a sua figlia ma si è vista pure condannata per un insulto più che legittimo. La Cassazione, quella ha più volte mostrato solidarietà con gli stupratori, diminuendo o annullando le loro condanne. Una situazione che riconferma come lo stupro in Italia sia considerato un reato di poco conto e come essere stupratore non sia così riprovevole almeno che, ovviamente, tu non sia un immigrato.

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